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L’insetto

3 Maggio, 2008

D’estate, su un prato, famiglie masticano la loro mediocrità di plastica su panche-bare di legno finto leccando i vestiti unti della loro vergogna leggendo incatenati alla ragione la loro impotenza – mentre un padre annega, il figlio mangia. Dio si addormenta e lascia scivolare il mio nuovo cielo verde.

PERDITA – D’un tratto sul vetro le mie ali e i mille occhi del silenzio. Ed è disgustoso per un insetto agitarsi in un bicchiere verde caduto dalle mani rugose di un dio troppo anziano per essere mio padre e non riuscire nel veleno a risalire. Ascoltare gli uomini diventa impossibile perché è un linguaggio che non si capisce o non si vuole capire, né si vorrà o potrà. La mia paranoia ronzante è un’ala spezzata che mi impedisce di distinguere l’arrivo del giorno.

RICORDO – Eppure, quanto era incredibile solo ieri pensare all’assurdità e alla disperazione della nostra assoluta diversità – perché si potrebbe provare a prendere un po’ di verità e impastarla per consegnarla lacerata e poetica a tutti gli insetti. Stringere le ali mentre l’erba diventa solo un’immagine suoi tuoi nuovi occhi di vetro, è qualcosa che non si riesce a sopportare, perché inganno già vissuto che non lascia scampo.

COSCIENZA – L’indifferenza di un insetto si appiccica dappertutto e se da qualcuno scivola via il velo, l’occhio si infrange in un impossibile abisso bucato – credo non riuscirò a volare via. Gli insetti sono così poco numerosi che basterebbe un soffio pietoso e violento a capovolgere il verde melmoso del vetro sciolto al sole.

COSMO – L’immortalità di un insetto sta tutta dentro un bicchiere, mentre il mondo aspetta. Cosa devo aspettare io, se non che lo strappo sul mio addome si faccia reale e dal sangue d’insetto possa capire perché l’uomo crede in dio. Dio, che fra i sassi ha lasciato un esercito di parole calpestate. Ferito sul freddo osservo inutilmente la vita. E cosa fa, l’assurdità, se non disperdere lacrime impossibili, per me, che non distinguo un solo colore, non l’ho mai fatto – che attraversano, scivolano, bruciano, bucano, si fondono, sulle mie ali indifferenti. Piango e ronzo.

CORPO – Hanno dimenticato il colore verde, l’hanno lasciato lottare immobile. La mia ala spezzata aiuta l’altra ad addormentarsi. Se solo potessimo bere il destino, chiedono le mie zampe. Ogni addome, ogni testa, ogni pelo d’insetto ha la sua gloria quando muore il sole. Resto solo a guardare morire i miei occhi. Soffoco mentre la notte indossa la mia vita.

ANIMA – Se il cielo diviene così piccolo anche per me, allora lascerò che altri errori sommergano la volontà di noi insetti senza muover ala. Eppure, è così triste vedere da qui, quell’albero che non vola, quel legno che non è albero, quella foglia che non ammette albero, quel fiore così piccolo che non ronza. Così l’abitudine si fa vita e nessuno insegna a morire. Sento respirare, sento ronzare, ronzare, ronzare – oltre i miei occhi non vive niente. La mia piccola membrana d’insetto non ricoprirà mai il bicchiere. Soffoco.

DIO – Soffoco. Scivolare —————— – tra le braccia del padre è un incubo fatto di liquore —————————- – marcio che ammu —————– ffisce su un prato d’estate tra l ——- e mie ali monche d’inset —————————- – to credo sia l’aria quella cosa che chiamano dio per la verità sto cantando una messa per il prato senz’aria a causa della mi ——————————— – a nuova casa – soffoco – ec —————– co dio affacciarsi per l’ultimo —————————— – raccolto è solo un rifl —————– – esso di un altro insetto identico a me con un addome giallo e nero – soffoco —- o verde nero giall ——————————- – o nero nero nero incredibile volare al tramonto ricordi ——————————– – basta eppure ha due occhi incredibili che sembrano i miei e delle zampe morte e —————————————————- - una assurda ala spezzata ————— – e vive ———————-soffoco – vivedentrounbicchiereverdecomeme.

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