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Primavera

5 Maggio, 2008

Continuare a vederla piangere era qualcosa di terribile.

Questa perseverante agonia doveva essere qualcosa di più della semplice morte e il fatto che tutto non fosse finito macchiava di disumanità un evento naturale.

In effetti la morte per cancro non ha niente di naturale, o meglio, è un evento teatrale. Nell’orrendo palcoscenico della sua mente miriadi di cellule impazzite si moltiplicavano come insetti ballando sudate la loro danza di morte. Nuovi dei nascevano mentre entità primordiali copulavano senza sosta, spargevano sperma elettrizzanti di nuovi profumi. Ma l’unico odore che i suoi organi emanavano era quello del disfacimento, ed era cosa terribile. Le luci si erano spente nella sala e nella platea, il grande spettacolo della sua esistenza era agli ultimi atti e nonostante tutto lei continuava a piangere. In linea teorica c’era un senso a tutto questo; facciamo il punto della situazione.

Era morto per cancro, fortunatamente l’agonia era durata poco, nel giro di meno di un mese era già immobile nel suo letto. Lucille era bellissima nel suo vestito lungo di lino, il sole le passava tra le braccia e risplendevano i suoi piccoli seni sotto un abito che le faceva da ostia. L’odore della sua pelle era finissimo come un ricordo di gioventù e tutto in lei era meraviglioso.

Ma lei ora stava piangendo per lui perché era morto. Il fatto è che le immagini rimangono latenti per qualche secondo negli occhi delle persone, persistono nella retina come non volessero lasciare la loro piccola casa che le ha accolte in un raggio di luce, e poi svaniscono richiamate da dentro. La cosa terribile è che il cervello come la maggior parte degli altri organi non muore subito quando un uomo si spegne, o almeno non tutte le sue parti, e continua a funzionare piano, stanco ma tenace…

H. aveva avuto la sfortuna che quella piccolissima zona ancora viva fosse proprio quella del tumore e che per una coincidenza sbalorditiva risiedesse proprio nell’ippocampo, quella parte del cervello cioè addetta a far sognare le persone. E lui stava sognando, sognava profondamente perché era morto, e sognava di lei, di Lucille che lo piangeva ormai defunto, e l’immagine della sua donna persisteva tenacemente nella sua retina. Le cellule metastatiche si muovevano, si contorcevano tra i suoi flussi di sogno, si abbeveravano del suo sangue e sognavano a loro volta. E i suoi sogni si confondevano con il loro, come tantissimi piccoli batteri le cellule del tumore sognavano di morte e la loro mente collettiva urlava dolore negli occhi di H.

L’immagine di lei era ossessiva negli spasmi brulicanti di un sogno cadaverico ed era pungente come aghi conficcati nei suoi occhi, spariva pian piano come un biglietto scritto a mano sotto la pioggia, l’inchiostro si scioglieva in rivoli di pianto nero e dilavandosi macchiava la sua morte.

Un commento

  1. angosciante….



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