
Ginocchia magre di tossico
10 Maggio, 2008
Ogni volta che vado in centro cammino pensando alla strada da fare, così inutile, sempre la stessa. E poi guardo i vicoli di Perugia, sempre gli stessi, così medievali da far vomitare. Innocente non è niente a Perugia. E’ tutto così macchiato dal passato che non riesci nemmeno a piangere per un futuro che non hai. E’ tutto così tremendamente avvolgente, per me.
Quei ragazzi che incontri mentre vaghi disperato in centro, non hanno mai potuto capire niente, non hanno capito niente del sapore amaro che bevi nell’aria quando passi di fronte al passato. Mentre i cani pisciano su Palazzo dei Priori tu bevi una birra e ti aggiusti i capelli, idiota italiano.
Se chiudi gli occhi e li riapri su quel Cristo sottovetro che i turisti ebeti hanno il piacere fotografico di ammirare, lo vedrai sorridere e chiedere una sigaretta. Perché lui sa bene cosa chiedere a Perugia. Città blasfema di gente battezzata che accoglie i disgraziati del sud come me, e li fa fratelli di disperazione.
Vino e pioggia, sulla cattedrale più violata d’Italia, dove al profumo d’incenso si mischia il suono dei tamburi di africani con i capelli rasta e l’accento meridionale, che non chiedono altro che morire senza aver visto luce.
Passo volentieri l’alba appoggiato alle fredde lance che proteggono il simbolo regionale, la fontana dove vomitare per confondere il disagio con l’acqua. Berla tutta quell’acqua farebbe bene a quei genitori ignoranti che sotto la pioggia confondono i figli con la vita e li guardano giocare con i cani del loro futuro innominabile e disperato. Perché i migliori avranno un cane, e saranno i più stupidi, e saranno i migliori.
In giro per quei bar gestiti da canaglie senza bagno per ubriachi, ma con noccioline per scimmie in giacca e cravatta. Impossibile andare in bagno, “non c’è”, “chiuso”, “vietato” – andremo a pisciare sulle tombe dei vostri santi maledetti, noi disgraziati del sud, noi confusi dalle vostre promesse, noi normalmente devastati dal medioevo.
Perugia è piena di ventenni con abissi sulle braccia ed enormi orsi bianchi per amici, credenti in un dio infantile che invece di piangere per i loro scherzi, rende morte il loro respiro e li illude; loro, poveri esseri senza paradiso né inferno.
Dove troveranno la forza per uscire dai loro abissi bruciati, quei tossici che, cazzo, mi sembrano tremendamente poetici nei loro camici adidas stracciati, confusi tra i venditori di rose falliti – puzzolenti – diversi – infiniti? Li immagino, ubriaco, appoggiato al vetro di Luisa Spagnoli (Luisa sepolta in mezzo al bosco), tornare a casa, tutti infiniti nella stessa villa dandy a bere brandy con i loro cani pelosi a dormire sulle loro ginocchia magre di tossici.
Che storie racconterete ai vostri figli – perché ne avrete, e tanti – come spiegherete loro gli splendidi sogni fatti su mattoni ghiacciati, riparati dall’alito caldo dei vostri unici amici senza parola, dei vostri bianchi angeli a quattro zampe – cosa passa rapido e indolore sulle vostre vene ferite, sino al cervello, nero, bruciato?
Infinito.

bellissima
realtà…bruciante realtà….. lascio solo un anoressico commento… mi piace anzi mi Piace (::)<