
Dio+
11 Giugno, 2008
“Oggi non ho nulla da fare. Anche oggi. Ho già fatto tutto. Io sono Dio+.”
Disse così guardandosi riflesso nel suo specchio rotto e polveroso. Un ghigno di compiacenza gli solcava il viso, mentre già pensava come progettare il tempo che lo separava dalla sua nuova esplosione.
Così chiamava i momenti in cui agiva. D’altronde stare tutto il giorno fermi immobili di fronte ad uno specchio fissando i propri occhi azzurri avrebbe portato chiunque alla follia in meno di una giornata – lui viveva così da quindici anni – e da quella insopprimibile posizione di stallo ogni volta il muoversi era come un esplosione di carne, nervi, sangue e aria. Non appena si alzava un bagliore bianco esplodeva (appunto) nella sua mente e gli impediva di vedere per almeno dieci secondi. Non era il classico problema dell’alzarsi troppo velocemente, questo lo sapeva bene. Era piuttosto il corpo che, ricollegandosi alla mente alla maniera dei comuni mortali, emetteva come una scintilla che lo accecava. Tornare tra la gente era sempre uno shock, acuito dalle precarie abilità fisiche di quel corpo gracile e sgraziato che si era procurato per scherno. Con quel corpo si muoveva con il solo scopo di disorientare le menti ristrette degli ascoltatori di cui, di volta in volta riusciva a carpire l’attenzione.
La sua performance migliore, quella che aveva cercato più volte di ripetere, fu quel giorno in cui convinse un povero vecchio di essere Dio+.
Beh – direte voi – ma lui E’ Dio+. Sì, è vero. Ma lo è solo quando si siede di fronte allo specchio polveroso e rotto e fissa i propri occhi azzurri. Per il resto la sua mente rimane avvolta da un’aura di superiorità, mentre il suo corpo crolla in un abisso di schifosa umanità, situazione che gli rimane sempre sgradevole.
Ma non divaghiamo… Riguardo a quel giorno in cui disse al vecchio carpentiere di essere Dio+ … Be’, per prima cosa gli dimostrò di non essere in grado di fare alcun miracolo. Il carpentiere rideva e rideva, visibilmente compiaciuto dagli scherzi di quel gracile giovanotto dagli occhi azzurri. Lui, visto lo scetticismo del vecchio, gli dimostrò allora, senza che egli potesse obiettare il minimo dubbio, che lui non era assolutamente immortale. Il carpentiere ormai non ce la faceva più, gli occhi erano gonfi di lacrime per le risa, e appoggiato all’impalcatura si teneva la pancia con lo stomaco, come se fosse sull’orlo di crollare.
Indispettito dall’irriverenza del povero vecchio, il giovane dagli occhi azzurri aspettò che questi si calmasse e poi gli raccontò una storia. La storia della volta in cui incontrò un uomo immortale. Il vecchio si fece serio, capiva che il momento del gioco era finito e che la storia che il giovane gli stava raccontando poteva essere anche interessante da riferire durante gli assolati pomeriggi della vita da carpentiere. Perciò si fece attento e si ricompose. “Sì, un immortale. Quello che chiunque sa sugli immortali è che non possono essere uccisi. Per questo voi poveri umani pensate che non possano essere sconfitti. Ma anche loro provano dolore, l’immortalità non è onnipotenza. Quel giorno l’immortale mi aveva offerto un bicchiere di vino e qualcosa da mangiare. Pensava che solo per il fatto di avermi elargito questa sua non richiesta beneficenza io avrei soprasseduto sulla sua immortalità. Pensava di sentirsi superiore per questo. Capisci?”
Il carpentiere faticava un po’ a seguire il ragionamento: “Cosa intendi per soprassedere sull’immortalità? Essere immortali è un dono, è il sogno di tutti. Poter amare le donne per l’eternità, non dover temere il degrado fisico e mentale. Non dover lavorare per sopravvivere. Eh eh eh. Quello mi piacerebbe”.
Il sorriso del giovane si trasformò in una velenosa smorfia di disgusto. “Un dono? UN DONO!!!!” Era visibilmente alterato. “Bene, allora ascolta bene di questo ‘dono’. Mentre lui pretendeva di pagare il conto dell’osteria anche per me, sempre per potersi sentire superiore a me, io prendo la bottiglia vuota del vino e gliela frantumo sul cranio. Nessuno fa mai caso ad una rissa all’osteria, tanto. Come ti dicevo, gli immortali non possono essere uccisi, ma possono sentire il dolore. La bottigliata lo aveva praticamente messo ko. La testa sanguinava copiosamente, e ci credo!, con tutte quelle schegge di vetro che stridevano contro il suo teschio”. Il vecchio ora non aveva più nessuna voglia di ridere. Improvvisamente sentiva qualcosa di anomalo ed era stranito. Ma era rapito dal racconto del giovane, non poteva interromperlo.
“Mi sono procurato delle funi, con cui ho legato il corpo dell’immortale, e poi l’ho portato a fare un viaggio. Dove?, ti chiederai. Ho preso la mia barca, e sono andato nell’arcipelago delle scimmie”.
“Dove di preciso – chiese il vecchio – là ci sono almeno cinquecento isole”. “Appunto - aggiunse il giovane sogghignando – … Da lì sono entrato in una grotta, sempre trascinandomi dietro il corpo svenuto dell’immortale. Una volta giunto nel cunicolo più profondo del labirinto di caverne sotterranee di una di queste isole ho sciolto le funi e ho preparato la scena.
Non appena l’immortale si è ripreso era infuriato come forse non lo era mai stato in precedenza e mi disse cose come : ‘la mia ira ti perseguiterà in eterno. Quando ti avrò ucciso prenderò anche tutte le persone a te care, ora e sempre, nei secoli.’ Io non riuscivo più a trattenere le risate, era troppo divertente. Allora, mi alzai in piedi (ero seduto di fronte a lui mentre mi lanciava questo anatema) e accesi la lanterna ad olio nuova che avevo comprato per l’occasione. Povero vecchio ti assicuro che il suo volto, quando con la calda luce della lampada realizzò di essere incatenato mani e piedi alla parete della caverna, era impagabile. La paura doveva essere una sensazione completamente nuova per lui, visto che il volto era praticamente sfigurato dal terrore. L’essere immortale doveva ormai aver convinto anche lui della sua invincibilità. Anzi, avrebbe dovuto ringraziarmi per avergli procurato un sentimento che nella sua interminabile vita non avrebbe mai potuto provare altrimenti. Grazie a me non pensava più che l’unica vera sconfitta fosse la morte. Ora passerà il resto dell’eternità incatenato nella più profonda grotta di un’isola fuori da ogni rotta. A quest’ora la lampada ad olio dovrebbe essere già esaurita, così che milioni di fantasmi staranno già visitando la sua mente urlante. Si indebolirà senza mangiare – certo non morirà – ma non avrà mai la forza di liberarsi. Urlerà, pur sapendo che nessuno potrà mai sentirlo”.
“Dimmi, povero vecchio. Cosa ne pensi ora del dono dell’immortalità?”
Il vecchio non era più lo stesso. Forse il racconto lo aveva semplicemente colpito, o forse per un istante la sua mente aveva assaggiato l’idea di un infinito dolore. Fatto sta che i suoi occhi avevano perso il loro bagliore, come se si fosse spenta una piccola fiammella di speranza. Il vecchio fissava un sasso dalla forma ogivale davanti ai piedi del giovane e non ribatteva più.
“Hai visto, vecchio? Io non sono immortale. Io sono Dio+”.