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Auto da fe

22 Agosto, 2008

Come bronzee falene macchiate di silenzio piangono le suore le lacrime dell’Averno dissetando il legno del Christo delle forche.

Il profumo di pesce marcio inebriava di calore le dolci note della pomice delirante e reclamando un perdono che non le sarebbe mai stato concesso T. dormiva al pianto di un bambino. Non era ovviamente il suo ma quello di minuscole madri scarafaggio che brulicavano isteriche su lische di pesce mediterraneo ed incuranti evaporavano lamenti di figli insonni nell’afa Acragantina.

L’acre bisbiglio del caffè moresco strisciava su scalini dell’età incerta, su finestre socchiuse tra serrande abbassate ed accarezzando le incrostazione della lacca verde raggiungeva le bifore del monastero di Santo Spirito. Il Novecento non era ancora finito per i dipinti e le fotografie ammassati per devozione amatoriale, chiavi pettini cappelli testimoniavano l’inconsistenza del passare del tempo che pedissequamente permeava di staticità il museo dell’inutile. Era stata infatti allestita una piccola raccolta di oggetti di uso comune che avrebbe dovuto testimoniare con folgorante sciattezza quello che gli uomini ora non possono attraverso il caos dei loro gesti. Vasetti metallici di pomate e brillantine recavano scritte anglofone di un’America post-bellica che con indulgente bellezza regalava alla Sicilia la pace dei capelli e di pettinature lucenti. Con ineccepibile riconoscenza il contenitore era stato collocato all’interno di una piccola bacheca protetta da un vetro ormai sudicio e una cartolina raffigurante il Christo del Sacro Cuore si serviva come scranno per piangere il sangue della gratitudine italica.

La cristianità di un’Agrigento da cartolina era evocata in un canto da paese ed allora piccole Madonne, astronavi di latta, motociclette in ferro imploravano il visitatore di essere ancora guardate venerate toccate, e nel silenzio di un vecchio sottotetto si riparavano dalla calura estiva.

De Nicola Giacomo, età 12 anni, colpito da malaria fu guarito miracolosamente per intercessione dello Spirito Santo.

Agrigento 1927

Un piccolo acquarello devotamente dipinto da un tratto da vecchia barberia raffigurava un giovane ragazzo in vestaglia bianca che vomitava il sangue della malattia su un pitale metallico, madre addolorata e vecchia adorante. Ex Voto.

Teresa tutte queste cose non le sapeva, non era mai salita nel museo dell’abbazia, non aveva mai partecipato al dolore della madre di Giacomo De Nicola che alla tenera età di 12 anni vomitava sangue colpito dalla malaria e miracolosamente guarito estasiava la vecchia che aveva assistito alla grazia divina. Teresa era vecchia , emaciata e ormai completamente pazza ma non di quella pazzia teatrale ed estraniante, Teresa semplicemente non era normale. E per questa sua peculiare caratteristica le era stato concesso di aprire e chiudere la chiesa di S. Spirito attigua all’abbazia, di narrare con puntuale ripetitività le gesta dei santi e dei martiri. Scorreva nel suo sangue la cantilena rituale di vecchie comari che salmodiavano pleonastici avemaria e padrenostro alla luce di rosse candele. Nessuno avrebbe accettato di essere la voce di sfuggenti suore di clausura, che nell’oscurità dell’abbazia sfornavano dolci zuccherini e si servivano di Teresa per attirare turisti e vendere i loro pistacchi e i biscotti con i datteri. Per soli due euro e cinquanta era possibile visitare il museo, l’abbazia la chiesa di Santo Spirito sotto la pedante assistenza di T. e se era gradito era possibile un incontro fugace con le mani delle suore che da dietro grate metalliche vendevano senza pretese e con distaccato disinteresse i biscotti del Christo redento.

Natività, Adorazione dei Magi, fuga in Egitto e Battesimo.

Questo era quello che bastava a Teresa di sapere dei quadri esposti nella bianca chiesa Barocca e se qualcuno le avesse chiesto chi era l’autore di quelle pregevoli opere, dopo un attimo di esitazione avrebbe risposto: del palermitano Serpotta, circa 1600-1700. Non sapeva altro.

Accompagnava i visitatori, si sedeva in una delle panche dell’ultima fila e senza parlare e dare fastidio aspettava che qualcuno dopo una rapida occhiata alla sua chiesa radunasse qualche spicciolo per pagarle la santità.

Lo splendore della fatiscente chiesa barocca ancora risplendeva nei bianchi stucchi di una Sicilia borbona, la statua del Salvatore prepotentemente imponente vegliava sulle innumerevoli teche dei reliquiari che come un necro-alveare esponevano soddisfatte le ossa dei santi e dei martiri avvolte in nidi di cotone.

Natività, Adorazione dei Magi, fuga in Egitto e Battesimo.

Serpotta il palermitano, 1600-1700 circa.

Gia altre volte aveva avuto delle visioni, sfuggenti lampi di sacralità, piccoli doni per una solitudine pratica, ma quella sera fu diverso. Quando ormai Agrigento si riposava tra il bollire di sughi speziati e di pesci squartati, quando la sera scendeva sull’acropoli solitaria, quando le divinità chtonie riprendevano vita e incominciavano a vegliare sulla sommità delle montagne un silenzio innaturale si fece rumore nella chiesa solitaria. Teresa si era trattenuta oltre la chiusura serale di Santo Spirito ed era rimasta seduta nella penultima panca.

L’altare eburneo sembrava animato dai giochi di luce che penetravano dall’enorme vetrata, e l’odore acre del salnitro che divorava stucchi e intonaci inebriava la lingua di T. Ad un tratto la statua del Christo rivolse la parola alla donna.

- Teresa avvicinati…

Teresa seduta immobile non fece altro che appoggiare le mani sulle sue vecchie ginocchia ed alzarsi, guardando sempre per terra e non mostrando particolare sorpresa.

- ho desiderio di mangiare un biscotto, potresti farmene avere qualcuno Teresa?

T. non rispose, rimase in silenzio guardando le bianche labbra del salvatore, seguendone con lo sguardo i dolci lineamenti di vecchi stucchi.

- non dici niente Teresa? Non mi rispondi?

Teresa era terrorizzata dalle suore di clausura, ne sentiva lo sbattere di ali al di sopra della sua testa nel vestibolo superiore della chiesa, dove la notte grazie al bianco silenzio ne percepiva i movimenti.

Continuava a fissare la statua del Christo ma non accennava a muoversi, tanto quelle bronzee falene le davano ripugnanza.

- non mi vuoi bene Teresa? Non sai che ho desiderio di mangiare qualcuno di quei biscotti? Vai da loro, te ne daranno…

Delle mani piccole ed ossute uscirono dalle grate superiori della chiesa, alcune stringendo un consunto rosario, altre biscotti marrone perlati di Sicilia e nella penombra Teresa le vedeva come il brulicare di miriadi di insetti.

- Teresa…

La donna si mosse con passo incerto e voltandosi andò a sbattere il piede sinistro contro una panca laterale ed allora si sentì il cupo e viscerale suono di piccole ossa che si fratturano e collassando sulle proprie ginocchia Teresa appoggiò le mani sui piedi della statua. Dolorosamente alzò la testa e incrociò lo sguardo del salvatore che la fissava senza dirle niente. Provò ad alzarsi ma niente poteva più sopportare il peso della sua cristianità.

Teresa cadde lateralmente sbattendo il fianco. Testardamente si trascinò scalino dopo scalino verso il vestibolo fino ad arrivare alle grate delle suore di clausura. Le mani che sbucavano sembravano tante brulicanti larve che mangiavano legno di Baobab.

T. non ne sopportava la vista ma non poteva distogliere lo sguardo. Le mani le afferrarono il viso premendolo contro le grate, ferendo le labbra di una vecchia reticente, graffiando le rughe dall’odore di cipolla.

Riusciva a vedere, o meglio percepiva il battere delle ali di quelle orribili falene. L’aria era freneticamente sondata dalle loro antenne e particelle di polverose squame si distaccavano dalle loro ali. Teresa incominciò a piangere ed il sommesso singhiozzare si fece puro terrore, la sua saliva imbrattava il sacro metallo e con le mani venose riuscì a darsi una spinta. Cadde e rimase accovacciata in posizione fetale desiderando che le suore morissero, che il loro corpo metamerico bruciasse al calore dello zenzero ma come spesso accade le preghiere trovano risposta solo nel desiderio di chi le invoca ed allora il suo corpo fu colpito con disprezzo dai biscotti lanciati dalle donne sante e si spezzavano, si frantumavano e la ferivano al profumo di chicchi di caffè. Teresa ad ogni colpo blaterava grida afone senza più la forza ne di rialzarsi ne di imporsi. Con occhi pieni di lacrime guardò in basso alla statua del Christo ed implorava il suo perdono.

- Teresa…piccola Teresa…

- ….”dolore”….

- …..

- …soffrendo singhiozzava…

- Teresa non mi hai portato i biscotti…

- …singhiozzava…

- Lo vedi il mio costato? Vedi il sangue che ne esce? Sto soffrendo Teresa…

- …perdonami, ti ho deluso…

- Hai solo fatto quello che ti era possibile…

…..Piangeva…silenzio…per un attimo il tempo si fermò nell’abbazia e nessun alito di vento mosse le frode degli ulivi…

-Perché non mi narri le storie della chiesa?

Singhiozzando Teresa aprì gli occhi, fissò i meravigliosi stucchi barocchi e tremando incominciò a cantilenare come aveva fatto innumerevoli volte quello che la rendeva speciale.

Natività, Adorazione dei Magi, fuga in Egitto e Battesimo.

Silenzio.

Un commento

  1. le senti sul volto le mani di teresa che ti strappano la carne eppure teresa è così innocente, ma le suore, le suore, le suore sono più innocenti, come gesù, come dio, così innocente, quasi invisibile, quasi inesistente.teresa teresa così reale, tu, così reale e pazza, non normale, ma pazza, teresa tu che dormi a villa telesio e che gridi: padre, perchè io? eppure non lo gridi, no, tu teresa guardi solo le tue mani rugose e pecchi, pecchi d’umanità



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