Ieri
ho messo su la maschera, trasudata nel viso, e fa silenzio adesso la faccia
mentre negli occhi è temporale, che ne è stato di quando avevo un sogno
- viverli tutti – resta un monumento
d’amore Read the rest of this entry ?

Ieri
ho messo su la maschera, trasudata nel viso, e fa silenzio adesso la faccia
mentre negli occhi è temporale, che ne è stato di quando avevo un sogno
- viverli tutti – resta un monumento
d’amore Read the rest of this entry ?

Era un’amore dalle gambe corte, ma saltavo quattro a quattro
i gradini dei tuoi pensieri
quando aprivi la porta al campanello
su dalle scale fino alla porta Read the rest of this entry ?

Vorrei essere di quelli che scrivono
tivibì ed acronimi, consonanti primitive, protovolgari ma
sao ke kelle terre, ke xdonano
anche le mie gote – gotiche – avranno ancora pena
dei miei punti deboli. Read the rest of this entry ?

E la tua mente impegnata in formule
ellissi del pensiero
e geometrie d’anatre per emisferi australi, afriche
boreali
rinchiuse migrazioni dello spirito, e scagliare un lampo
d’emozione non basterà a garantirti
il tuono d’amore. Read the rest of this entry ?

E Gianissa non dava sul mare, città troppo giovane
di stazioni pendolari. Non sapeva degli orari
in cui fuggire nuovi volti, stupiva gli archivolti
quando parlava al vento Read the rest of this entry ?

Solo il vento per barriera ma venduto in un’ora
in cambio d’un tempo
che sa di sterpi e rovesci, lisci capelli e altre mani
senza fiato e mille impronte
confuse. Read the rest of this entry ?

Ho lasciato il campo di lino, coperta leggera, e ho seguito
gli schiavi cantando, hanno grilli sulle ginocchia
che battono come ferro
fabbri delle catene, e tu dov’eri – Read the rest of this entry ?

- Canson ëd l’emigrant -
Ant ‘l cheur ‘d la bestia, ant la man ‘d la vegia
ti ‘t saveisi la me tèra: blässura ‘d brin-a
e seugn ëd negia darera colin-a, la me tèra
l’è andoa ‘l doni san ed vis
ma ‘l ciel l’è nis ëd paroli grami.
La me tèra l’è ombra che la s’ciara, l’è seira
che la sponta, l’è rabia che s’asconda, paura furestera,
l’è cri che ‘l losna al man
dasté d’andè lontan. Read the rest of this entry ?

scritto da Matteo Zola
Il salotto degli orrori
Quando aveva ospiti, Stanislaw era solito condurli nel prediletto salotto di casa, ove un personale museo degli orrori accoglieva il visitatore. Quest’ultimo, posati cappello e cappotto, veniva graziosamente fatto accomodare tra una lingua essiccata (strappata a un cadavere di neonato), un capello appartenuto alla testa di Bejilis (un ebreo russo ingiustamente accusato, nel 1913, dell’assassinio di un ragazzo cristiano) e una lettera di una ninfomane.
Queste annotazioni sono contenute tra le memorie di Witold Gombrowicz, amico di Stanislaw, per la precisione Stanislaw Ignacy Witkiewicz, uno dei pià geniali scrittori del Novecento, e pittore e filosofo, polacco -come molti geniali scrittori- nato a Varsavia nel 1885, morì alle soglie della catastrofe, nel 1939. Era il 18 settembre. Quel giorno l’esercito sovietico invase la Polonia. Read the rest of this entry ?

Stanotte un regno africano -Ashanti
delle sabbie mauritane-
monterà i banchi al mercato palatino: Read the rest of this entry ?