h1

Sushi

27 luglio 2009

sushi2

L’idea che l’inutilità dei piccoli ricordi macchiasse il pianerrotolo davanti alla porta di casa sua lo lasciava stordito e disorientato come se avesse fumato un pacchetto di marlboro tutto d’un fiato.

Ore 9:30 PM

Aveva staccato dal lavoro tardi. Era talmente stanco da poter anche dormire su una lastra di marmo di un gelido obitorio, avendo perso la coincidenza del treno in effetti non poteva prendersela con nessuno, nemmeno con il padreterno che tanto l’odiava ma tantè, bestemmiò e si scaricò la coscienza ( o l’insoddisfazione ) di dosso. Era davanti alla porta di casa.

Ore 8:40 PM

Un passo indietro. Il cinese lo fissava con gli occhi che gli puzzavano più del suo alito tutto sigarette e birra Tsiao-mai. Erano come quelli delle trote fatte al forno, quando escono dalla stagnola che trasudano acqua di lago e glutine delle patate, uno cerca di metterci lo zenzero o che ne so qualche altra spezia aromatica tanto per non sentire quel sapore pungente di acqua stagnate, ma niente, voglio dire in fondo al lago possono esserci detriti come macchine arrugginite come i resti di qualche cadavere, non è mica come il mare che porta via tutto…pensieri inutili, comunque lo sguardo di quel muso giallo, occhei dell’asiatico, lo disturbava, era convinto che se gli avesse toccato con un dito l’orbita dell’occhio avrebbe sentito una consistenza molliccia, tanto erano vitrei e color giallo sporco. Non che fosse un razzista beninteso, in teoria era una persona d’ampie vedute, un progressista se vogliamo, ma soffriva di quel piccolo e sgradevole fastidio che si chiama misantropia. D’altronde il cinese portava un’orribile camicia hawaiana bianca a fiori celeste che, tra l’odore fetido di ascelle che permeava il negozio, il caldo umido che ormai da un mese aveva formato una cappa stagnante sopra Maldonian e il condizionatore che sparava polvere e maldigola, faceva girare la testa ad H. Nient’altro?

Avete della salsa di soia?

Quella per il sushi?

Si quella…ce l’avete?

Si perché?

No perché siccome siete cinesi, pensavo, insomma niente…

(cinesi che vendono roba giapponese, uaho che esotismo)

È sul terzo scaffale insieme al wasabi.

H. tirò dritto fino al “terzo scaffale”…ma qual’ era? I ripiani erano pieni di ogni genere di paccottiglia, da cibo in scatola da far rabbrividire anche i turisti d’assalto desiderosi di gustare le delizie del sol levante a cagnolini in plastica tutti led luminosi che se toccati emettevano una musichetta  fastidiosissima che era un misto tra un motivetto da rivoluzione culturale maoista e una macarena demodé.. tutto questo ovviamente mentre muoveva la zampina e salutava l’incauto cliente Non riusciva a non fissarlo cazzo, era inquietante sul serio, era la cosa più chic che avesse mai visto, beh non proprio, la cosa più brutta l’aveva vista dentro un autogrill, era un piatto commemorativo/votivo che ritraeva Papa Giovanni Paolo II in segno di saluto magicamente stampato in doppio riflesso,con lamina in plexiglas coprente che se ruotavi il piatto di un angolo approssimativo di trenta gradi ecco che per miracolo la mano si muoveva dal basso verso l’alto, quello si che faceva schifo…

Allora dove starà? Ah eccola.. quant’è?

2 euro e trenta

Fa caldo oggi eh?!

Si, caldo e umido, come la fica di una cagna

Si certo…

Fu felice di pagare alla svelta e di tornare a casa.

La cosa strana era che a pensarci bene di voglia di cucinare non è che ne avesse tanta, ne tantomeno di mettersi a fare il sushi, la stuoietta non sapeva dov’era, magari aveva tutti i chicchi di riso rinseccoliti tra le maglie di bambù, il pesce ce l’aveva, forse, e poi il tubetto di wasabi sicuramente era tutto incrostato di una patina verde marrone scarafaggio .Ci voleva anche l’aceto di riso ma quello proprio niente, non c’era e certo non sarebbe tornato al Wo Mei Market o come diavolo si chiamasse a comprarlo.

Con una mano frugò tra le tasche dei pantaloni mentre con l’altra reggeva la busta della spesa. Tra i denti teneva un cd di Johnny Cash. La toppa della porta era ansimante in attesa che la chiave la penetrasse, ne poteva sentire i sussulti di piacere.

Datti una mossa bello, non ho tutta la sera, ehi che ti prende non ti piaccio?

Ma un po’ statti zitta che qui cazzo non trovo niente, dove l’avrò messe?

Pensavo fossi un vecchio toro

No cara, sono il bel cagnolino giù dal fottuto cinese, se mi tocchi ti faccio ciao ciao con la zampina, che ne dici, ti va?!

La toppa non rispose

Eccole!

Fece per aprire la porta quando con la coda dell’occhio vide che dalla busta di plastica colava qualcosa di nero, denso e melmoso sul pavimento del pianerottolo davanti alla porta di casa. Per un attimo rimase immobile colpito dall’evento…che diavolo era?

Ore 9:30 PM e un minuto (più o meno)

Il liquido gocciava piano piano dalla busta di plastica bianca, a vederla sembrava che avesse raccolto della melma a strascico da una pozza in piena campagna, come quando piove e ti ritrovi tra i piedi buche piene d’acqua nera e moscerini ovunque, beh questa era l’impressione. Una piccola sacca della dialisi che vomitava salsa per il sushi…ma era veramente salsa di soia? Non ne era convinto. Anzi fermo immobile con una mano sulla porta e una che reggeva la busta andava pensando che a sporcare il pavimento fossero i suoi ricordi da poco, quelli cioè che al massimo durano due giorni, ma che a lungo andare sporcano il sangue delle persone, si accumulano se vogliamo, e allora uno deve fare la dialisi per ripulirsi, la busta della spesa appunto.

Non è che H. fosse completamente o del tutto folle, era solo che come tanti aveva le sue teorie e questa dei ricordi transienti era la sua migliore.

Infatti da tempo era andato constatando che i ricordi invece di immagazzinare informazioni utili, il più delle volte erano dei semplici passepartout per la vita quotidiana, semplici mezzi per sopravvivere al caos della vita di tutti i giorni.

Devo ricordarmi di comprare il latte, come sta tua moglie? Come si chiama tuo figlio? Bel ragazzone viene su, a che ora passa il pulman? Tutte informazioni che poi uno si scorda ( o dovrebbe scordarsi) perché  non è che dopo 10 anni uno si ricordi che il 13 di luglio è andato a comprare il latte, ma neppure dopo una settimana se lo ricorda e invece.. e invece i ricordi permangono, si accumulano e il corpo poi o scoppia e li espelle, tipo la salsa di soia.

Ma la teoria era più complessa, molto più articolata, come ogni buona teoria che si rispetti era da un lato caratterizzata da un’idea folle e dall’altra richiedeva una mente agile e curiosa che ne svelasse tutti i segreti e i risvolti. H. pensava di essere quel tipo di persona e che la sua teoria poteva spiegare molto. Poi però si perdeva nelle piccole cose e nel giro di poco tempo l’interesse per la sua teoria svaniva, almeno questo fino al giorno dopo di oggi.

Ore 11: 17 AM Il giorno dopo

Si era alzato tardi, aveva fatto colazione tardi e fortunatamente oggi era giorno di riposo. Maldonian era strana di mattina, la gente a Maldonian tende a prendersi la vita con più calma rispetto ai cittadini delle grandi città, affacciandosi alla sua finestra al terzo piano vide alcuni anziani bersi il cappuccino di mezza mattina, il giornalaio sfogliare distrattamente un rivista, una ragazza uscire dalla farmacia con delle pillole del giorno dopo e un cane che annusava un palo della luce.. Maldonian era sempre la stessa.

Aveva deciso di mettere a posto un po’ il ripostiglio, mosse qualche scatola, qualche VHS impolverato finché non trovò una rivista vecchia almeno di 30 anni, tipo Grand Hotel o un fotoromanzo simile. Lo sfogliò incuriosito, le facce di quelle persone erano espressive come la cartina geografica dietro la televisione, solo tante scritte una sopra l’altra, andò all’ultima pagina e la sua attenzione fu rapita da un annuncio.

Era un gioco telefonico, tu chiamavi e se loro ti rispondevano avevi vinto qualcosa, non si leggeva per le macchie di muffa ma sembrava un viaggio o qualcosa di simile. Chissà se chiamo chi mi risponde? pensò H, secondo me suona a vuoto, dopo 30 anni. Quasi per sfida più che per scherzo compose il numero

Squillava

Nessuna risposta

Beh c’era da aspettarselo.

Abbassò la cornetta a fece per alzarsi quando il ricevitore suonò.

Aggrottando le sopracciglia aprì la comunicazione ma dall’altra parte solo silenzio.

Mah, pensò H, avranno sbagliato.

Ore 9:45 AM Del giorno ancora dopo.

Anche oggi niente lavoro, aveva qualche linea di febbre e non era il caso di sforzarsi troppo, meglio poltrire a letto. Con gli occhi socchiusi spiava la luce che entrava tra le tapparelle, miriadi di fate attaccate alla polvere giocavano nell’aria stantia di Villa Telesio, così chiamava il suo appartamento che gli era stato affittato da un Ungherese, un certo Tzozius, o qualcosa di simile. Quel epiteto serviva  solamente a nobilitare un semplice appartamento in Via Telesio,  altra via “stato” come via dei Gatti. D’un tratto sentì scivolare da sotto la porta qualcosa come della carta, girò la testa e attraverso la cucina in direzione dell’uscita vide una busta da lettera nella fessura della porta di casa. Quando l’aprì constatò con disappunto che era vuota. Dei brividi gli percorsero la spina dorsale, che brutto scherzo è mai questo?!

Il giorno dopo non andò al lavoro, ormai si era dato ammalato e passò tutta la mattina davanti alla finestra sbarrata dalle veneziane a guardare tra le fessure, le mani incrociate dietro alla schiena a sguardo torvo.

Primo postulato: I ricordi per definizione immagazzinano informazioni, il fatto che uno dimentichi eventi o persone non dipende dal ricordo in se ma dalla processazione del ricordo.

Corollario: Poiché i ricordi risiedono nel cervello e il cervello è un organo anche altri organi possono immagazzinare.

Domanda: cosa immagazzinano gli organi?

Ipotesi 1A: Immagazzinano l’essenza vitale, l’IO o qualcosa di simile (da indagare meglio). Indipendentemente da cosa il corpo immagazzini è logico pensare che se io dimentico un ricordo, una persona un evento in fondo perdo una parte di me, è chiaro d’altronde che se io perdo una parte di me (un organo appunto) perdo quello che questa appendice ha immagazzinato.

Era evidente che la sua teoria si stava facendo interessante.

Sentì suonare il campanello, rimase un attimo immobile poi aprì la porta titubante, era la vecchia vicina.

Sta al buio giovanotto?

Eh…

Se fa così le moriranno tutte le piante

Infatti

Pensavo non ci fosse nessuno

E invece ci sono io, dica.

Ho visto che non aveva ritirato la posta e allora glie l’ho presa io, eccola.

H prese in mano la busta, senza mittente.

Grazie mille arrivederci. Chiuse la porta di fretta.

Si rigirò un po’  tra le mani la busta, aveva solo il suo indirizzo e un francobollo norvegese. Strano, perché norvegese?! L’aprì e sussultò vedendo che anche questa era vuota. Ora questo scherzo doveva finire, non gli piaceva per niente. Da quando aveva fatto quella schifosa telefonata stavano succedendo cose strane e di strano bastava lui con tutte le sue stramaledette teorie. Quella notte non chiuse occhio.

Ore 5:15 AM.

Madido di sudore per un’estate particolarmente calda, senza condizionatore e in ciabatte andava facendo flip-flop per casa senza sapere bene cosa stesse facendo. Anche quando uno si taglia i capelli o le unghie perde una parte di se stesso, ogniqualvolta con noncuranza ci disfacciamo di noi stessi ci stiamo scavando la fossa da soli perché ancora non siamo in grado di dire cosa nascondano (immagazzinino) le unghie o i capelli. Tagliarli entrambi poi è pura follia.

Deduttivamente si può postulare che anche il sonno che non si ricorda, la perdita dei sogni è mancanza. Tutto ciò che provoca perdita è degenerazione. Ciò che disturba i sogni disturba noi stessi.

Il frigo era vuoto come il cervello di un cerebroleso.Una mezza lattina di Coca-Cola Light stava rannicchiata da una parte riparata dalla luce al neon del frigorifero, come a dire: Ecchè mi ti vuoi bere? Sarò sgasata si e no da tre giorni! Ma questo ad H non lo turbava, o non lo turbava particolarmente data la sete e quindi trangugiò la mezza coca-cola con gusto. Con le mani dentro le mutande sudaticce si affacciò alla finestra, era buio e vide solo macchine parcheggiate nel viale. I gatti rachitici rovistavano tra i secchi della spazzatura e i lampioni si accendevano quando volevano. Notò un uomo fermo nell’angolo buio della strada. Cerco di fissarlo per bene, voleva capire chi fosse poi però con orrore si rese conto che la sua stanza era illuminata mentre la strada era al buio, tecnicamente l’individuo poteva vederlo bene mentre lui non riusciva neanche a capire se fosse un uomo o una donna. Si schiacciò per terra, raggiunse l’interruttore e lo spense ma a quel punto l’uomo (o la donna) che lo stava fissando dal fondo della strada era già sparito. Ora ne era convinto, tutto era correlato. La chiamata, le lettere, questi strani eventi, gli stavano rubando la stabilità mentale, non dormiva più e questo è quello che volevano.

Ma chi?

Beh quelli della rivista, i norvegesi!

Prese la rivista, sede ad Udine. Udine non sta in Norvegia, vabbè sarà tipo una succursale. La domanda vera era: a che pro farmi impazzire? Avranno pensato che uno che fa un gioco telefonico dopo trent’anni era già sulla buona strada, ma non è una spiegazione, uno lo fa per scherzo e perché poi uno dovrebbe perder tempo a… no davvero non aveva senso! Riprese l’ultima lettera la guardò meglio e notò che il francobollo era si norvegese ma datato 1977..

Inutile dire che la giornata fu un disastro. Ormai era sull’orlo della schizofrenia, si sentiva sempre degli occhi addosso, non rispondeva al telefono anche se a volte squillava e viveva sempre in penombra. Trovò solo la forza per scendere al Wo Tzei, Wo Meei o come diavolo si chiamasse quel lurido posto per comprasi una macchina per tatuaggi e delle forbici da barbiere.

Quant’è?

72 euro

Quanto?!

Ho detto 72 euro

Cazzo muso giallo mica ce l’ho!

Come ha detto? Muso giallo?

No scusa amico hai capito male, dicevo solo che non ho tutti questi soldi

Non mi interessa razzista maiale, se non paghi non prendi

Si si ho capito, aspetta ecco guarda li ho trovati, tieni prenditeli tutti e Fanculo stronzo che neanche fai lo scontrino

No io lo faccio sempre

Certo sul pezzettino di carta della calcolatrice, ecchè mica ha valore quello, capito?!

Si invece

Maaffanculo, e risalì a Villa Telesio.

Ore 3:30 AM di qualche giorno dopo

Stava ormai raccogliendo i pezzetti delle unghie tagliate su un barattolo e i capelli che si era tagliato da solo per poterli incenerire. Inceneriva tutto ciò che lasciasse o fosse tagliato via da lui e ne faceva una polvere nera, poi la mischiava al colore per tatuaggi e infine con dolore si scriveva qualcosa sulle braccia, sulla schiena, si aiutava anche con uno specchio.

Era la sintesi che scaturiva dal naturale movimento dialettico della sua teoria:

Tesi: I ricordi si immagazzinano nel cervello, il corpo immagazzina anche l’essenza della persona sotto forma di “cose” o “effluvi” (ancora non aveva determinato cosa fossero)

Antitesi: Inevitabilmente durante il processo biologico perdiamo parti di noi stessi, la società contribuisce a forzare questo processo attraverso convenzioni (taglio di capelli, unghie etc) e attraverso forzature e storture (gli eventi che gli stavano accadendo ne erano un chiaro esempio)

Sintesi: Riappropriandosi del proprio corpo e sfuggendo alle pressioni sociali è possibile se non fermare il processo degenerativo almeno rallentarlo.

Ed era per questo che H si tatuava i propri ricordi, anche quelli più insignificanti (come la lista della spesa, il nome del gatto del vicino) in tutto il suo corpo con la polvere dei suoi capelli. Era sempre più convinto che lo stessero cercando, o meglio stessero cercando di farlo impazzire perché lui aveva capito, aveva trovato la Teoria, e questo non era ammissibile perché la Teoria dava risposte. Camminando nudo per casa con il corpo martoriato dai tatuaggi vide la sua immagine riflessa nello specchio della sala. Era la sua immagine di spalle, completamente nudo e incisa nella schiena aveva nera e scavata la scritta NORWAY, Norvegia, soltanto che la fossetta dei dorsali nascondeva la lettera R sicché tra i suoi muscoli capeggiava la scritta NO WAY.

Spalancò gli occhi e cadde a terra nudo come un verme tremante e terrorizzato. Ormai lo avevano preso, ci erano riusciti, non aveva speranza, nessuna via di uscita, era in trappola! Ma come avevano fatto, era stato attento, aveva la sua Teoria…poi capì… qualcuno aveva soffiato qualcosa, qualcuno l’aveva tradito. Prese un rastrello da giardino e con la testa completamente rasata e  il corpo che sembrava un passo della bibbia tante erano le scritte e i moniti in esso incisi scese le scale del palazzo. Raggiunse di corsa il negozio del cinese e con le scritte che sanguinavano aprì la porta. L’asiatico sulle prime non capì poi quando lo vide con il rastrello tra le mani estrasse una pistola da sotto il bancone. H si fiondò sulla spia, sull’uomo che gli aveva rovinato la vita e cercò di impedirgli di riuscirci completamente, Conficcò il rastrello su un’ occhio del gestore e il cinese terrorizzato fece partire un colpo. H era in preda ad un raptus, mosso dalla rabbia non mollò la presa. Partirono vari colpi prima che H si accasciasse per terra senza vita. Il cinese stringeva le mani sull’orbita dell’occhio cercando di fermare l’emorragia.

Ore 16:03 PM

La polizia accompagnata dalla vecchia vicina stava perquisendo l’appartamento di H alla ricerca di qualche indizio che potesse spiegare l’atto di follia dell’uomo tatuato. Trovarono solamente una lettera sulla buca della posta che ancora non era stata aperta. Anche questa era senza mittente ma al suo interno però trovarono un foglio bianco con su scritto:

VILLA TELESIO NASCONDE UN TERRIBILE SEGRETO

 

2 commenti

  1. il tram telesiano ha già fatto la sua prima vittima e ora il cadavere di H corre con la morta Villa e scrive sui vetri delle carrozze: society is nothing!


  2. SSSSSSSSSssssssssssssssHHHhhhhhhhhhhhhh……

    SILENZIO……

    ….sento ancora il flip-floppare delle ciabatte ammuffite di genio mister H.

    nell’ombra, guardando attentamente, si intravede la cartina di pelle umana dei suoi dorsali

    opps sono inciampata sulla melva nera dei suoi ricordi,

    forse saranno i MIEI??!!!

    testimonianza
    SBALORDITIVA



Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: