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You Talking To Me?

15 novembre 2011

scritto da Giordano Tedoldi per Libero

Nel febbraio del 1976 veniva distribuito in America il nuovo film di un promettente regista italo-americano di nome Martin Scorsese. Taxi Driver, storia di Travis Bickle, solitario reduce del Vietnam che sbarca il lunario facendo il tassista, era stato girato nell’estate precedente con un budget di due milioni di dollari (molto basso), con un gruppo di attori accomunati dal metodo Stanislavskij, e con un abbondante circolazione di cocaina sul set, della quale, a detta della produttrice Julia Phillips, tutti facevano uso.

Per il ruolo del protagonista all’inizio Scorsese voleva l’amico Harvey Keitel, che invece interpretò magistralmente Sport, il pappone della prostituta tredicenne (ma nell’originale americano si dice che ha solo «dodici anni e mezzo») incarnata da Jodie Foster. Poi venne scelto Robert De Niro, che aveva lavorato con il regista in Mean Streets nel ruolo del teppistello di quartiere Johnny Boy.

De Niro era più adatto a rappresentare Travis, “un tizio che reprime i suoi sentimenti” e a far emergere “quello che succede nei casi peggiori di repressione e isolamento”, come ricorda Scorsese nel libro che il giornalista cinematografico Geoffrey Macnab ha dedicato al film: Taxi Driver. Storia di un capolavoro (minimum fax, pp. 183, euro 14).

Pochi soldi, molta cocaina e Actors Studio per (quasi) tutti, con immedesimazione totale nei personaggi. Keitel, che all’epoca viveva nel malfamato quartiere newyorchese di Hell’s Kitchen, “trascorse tre settimane con un vero magnaccia, mettendo su delle scenette improvvisate nelle quali lui faceva la prostituta e il magnaccia lo trattava in un certo modo. Dopodiché si scambiavano i ruoli”.

Keitel racconta di aver davvero compreso il ruolo quando il magnaccia, scandalizzato dai suoi modi rudi, gli disse: “Io non maltratto le mie ragazze. Io le amo”. Solo allora capìche “nel modo in cui si guadagnava da vivere c’era dell’amore vero e proprio. Lui si prendeva cura delle ragazze come si sarebbe preso cura di qualcuno a cui voleva bene”.

(continua su Dagospia)

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One comment

  1. Che film eccezionale! Di un regista eccezionale! Il film che avrebbe fatto Dostoevskij se avesse potuto esprimersi con il cinema. L’ho visto a 35 anni, pensa un po’… dopo che mi ero già bevuto quasi tutto il Martin… E mi ha pure riconciliato con De Niro attore che (fino a questa visione) non avevo mai amato molto.



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