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Una verdura di nome vagina

23 febbraio 2012

(di x-ray delta one, Flickr CC)

L’uomo iniziò a parlare dei quattro afghani che vivevano nel suo giardino non appena il microfono che aveva poggiato sul tavolo polveroso del suo studio inizio a ronzare. “Non ricordo esattamente come fossero piombati in casa mia, fatto sta che me li ritrovai una mattina mentre bruciavano delle erbacce, sul retro del mio giardino. Il retro sì, la parte che non si vede dall’esterno, quella. Erano tutti e quattro più barba che carne, insomma erano un classico stereotipo dell’afghano: non che io ne abbia visti molti di afghani in vita mia, o meglio in televisione sì, lì ne ho visti parecchi, quando li abbiamo aiutati contro i comesichiamano, gli islamici lì…Come? Se provai a parlare con loro? Nn…no, lì per lì non ci pensai affatto, ecco…gli davo solo da mangiare e loro non mi guardavano nemmeno in faccia. Però mi diedero una grossa mano con il giardino, sistemarono l’orticello, potavano regolarmente, davano persino da mangiare ai pesci…ho una piccola vasca piena di carpe, sa, di quelle grosse, grigie…comunque: un giorno tornai a casa dal lavoro, sa, lavoravo per quella piccola fabbrica di scarpe che adesso ha chiuso, ah bei tempi, ricorda? Vabbè, dicevo, torno a casa e li ritrovo tutti morti, proprio morti: cioè, non respiravano, erano distesi sul prato del giardino, gli occhi sbarrati e un gran sorriso sotto le barbe – che non ricordo si fossero mai tagliati nei quattro mesi di permanenza nel mio giardino. Tutt’intorno a loro quelle stramaledette verdure, di quelle che mia moglie..pace all’anima sua!…usava per quelle tisane che si faceva con le sue amiche, la domenica dopo la messa, quando venivano a casa nostra per parlare delle loro faccende da donne, sa…ricette, vestiti, pettegolezzi…robe di donne…io non partecipavo mai, né amavo le tisane. Per quello avevo continuato a coltivare indiscriminatamente quella verdura…per affetto nei confronti della mia Clorinda…ah cosa non farei per…e comunque gli afghani sì, beh, che dovevo fare?

Sì certo, magari avevano delle famiglie da qualche parte, o che so io…però beh, sì, io avevo pensato che..sì ecco, accanto a Clorinda…sì, sarebbe stata contenta di avere qualcuno con cui riposare…ecco, fa freddo, io non me la sento di stare lì in giardino con lei tutto il tempo. Ogni tanto innaffio, ma vede io lavoro ancora…non più in quella fabbrica, però..ha mai sentito parlare del nuovo negozio per animali?”.

One comment

  1. […] Una verdura di nome vagina (leggi) […]



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