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Ritratto Maldoniano di un esule inconscio (Terza parte-versione alternativa-)

6 marzo 2012

 

Ogni cosa avrebbe ritrovato il suo posto, la sua giusta collocazione, ogni frammento una scheggia di realtà, per ora però solo confusione.

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leggi la prima  la seconda e la terza parte (questo racconto è figlio del ciclo maldoniano di Gaetano Veninata)

leggi la prima e la seconda parte della versione alternativa (di Moises Di Sante)

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Mario stava fumando in terrazza mentre qualcuno dietro di lui lavava delle stoviglie. Un odore acre di fritto e sapone al limone permeava l’aria misto alla pungente persistenza del bambù del separé, la casa del prelato aveva qualcosa di intimo ma allo stesso tempo inquietante.

Il vento si era calmato ed ora finalmente la città aveva ritrovato la pace persa, i nervi di Mario però ne erano usciti sfibrati e profondamente lesi.

-Posso farti una domanda?  Il prete non rispose, stava di spalle asciugando piatti e bicchieri immergendo le mani in un mare di schiuma che sgorgando dal vecchio lavabo inondava il pavimento, piedi sudici, mattonelle e sigarette spente.

-No dico, cioè mi chiedevo ma tu mi conosci? Perché non so ma ho come l’impressione che … mi sbaglio?

L’unica cosa che ebbe come risposta fu un’alzata di spalle ma niente di più

-Niente eh, di poche parole …

-Che vuoi che ti dica? Che so come ti chiami? No non lo so

– Mario Tzotzius – l’interruppe il giovane in modo secco e nervoso

– Ecco Mario Tzotzius ora so come ti chiami ma sinceramente non mi interessa, anzi fammi il favore passami anche la padella che la..

– No che non te la passo vecchio rincoglionito- Mario si bloccò di colpo, aveva superato la linea, aveva esagerato

– Scusa, non volevo è che…

Il malese si fece avanti, prese la padella, lo fulminò con lo sguardo e poi continuò a lavare i piatti. Un silenzio di tomba rese la situazione ancora più tesa e surreale, se fosse stato possibile. Ad un certo punto mentre si asciugava le mani con un vecchio straccio il malese si voltò e gli parlò.

–  Sei Ungherese vero?

– Eh si, anche se il mio cognome in teoria è di origin..

– Sai come si chiama il santo più importante venerato in Ungheria,dalla chiesa Cattolica e Copta? L’unico santo non martire?

– Io in realtà sono italiano perché mio padre è ungherese, ma è andato via di casa molto tempo fa, diciamo che è sparito e insomma non so..

– Sai come si chiama? L’interruppe in modo brusco il prete

– No, non lo so

– Martino di Tours, come te…

-No,io mi chiamo Mario

– Appunto

-Eh no, al massimo c’è una lontana assonanza tra Martino di Tours e MarioTzo Tzius…

Ci fu un attimo di silenzio

– Sei sicuro? Nulla accade per caso, niente senza motivo, sai perché viene ricordato? Viene ricordato perché divise il suo mantello con un povero, un mendicante, il Santo dal mantello corto, la “cappella” appunto, colui che divise la cappella, ti ricorda qualcosa? Chiese in modo beffardo e con occhi folli il prelato malese.

Mario raggelò pensando alle parole del medico dopo l’ultima visita: “la pelle del suo prepuzio si sta essiccando, praticamente tra qualche giorno potrà togliere la crema antibiotica … rimarrà circonciso”, il fiato gli mancò in gola e non trovò nessuna parola per controbattere.

-Con chi hai diviso il tuo mantello Mario? Quale povero ha avuto bisogno del tuo aiuto? Si è poveri solo di danari Mario? Oppure si può cercare uno spiraglio di luce e di salvezza per l’oblio dell’anima?

Il prete strinse forte le spalle di Mario oramai inebetito e scrollandolo come per svegliarlo dal sonno dell’incoscienza alzò sempre di più il tono della voce

–  Sei sicuro che sia una coincidenza la tua origine razziale, etnica, la tua linea di sangue, il tuo nome, la tua follia la tua santità? Sei sicuro che sia pura coincidenza che il vento ti abbia portato da me? Chi hai visto nei boschi il mese scorso? Chi erano i poveri a cui hai dato un’offerta? Chi hai aiutato Mario? – Occhi febbrili scrutarono l’anima di Mario, lampi di pazzia ed ossessione.

Vieni con me voglio farti vedere qualcosa!

Continua…

 

7 commenti

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