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Ritratto Maldoniano di un esule inconscio (sesta parte-versione alternativa-)

29 ottobre 2012

leggi la prima  la seconda  la terza  la quarta   la quinta  e la sesta parte (questo racconto è figlio del ciclo maldoniano di Gaetano Veninata e Moises Di Sante)

leggi la primala secondala terzala quarta e la quinta parte della versione alternativa (di Moises Di Sante)

Una pioggia battente, compulsiva bee-bop. Insegne al neon, fumo dalle finestre, minestra e gatti.In lontananza l’arroganza di lettere in marmo.

BLUMEN.

Le enormi statue della stazione si ergevano possenti sotto la volta di un cielo plumbeo, pesantissimo, vecchio ed esotico. La stazione del treno era un colpo allo stomaco, una struttura vittoriana, metallica, sporca,  circondata da giardini di palme , foglie di caffè e cimiteri. Un pezzo d’Europa d’inizio secolo industriale in un territorio straniero, medio-orientale, un’unica strada senza ritorno per la follia, per la dissoluzione delle percezioni e delle sicurezze individuali, via diretta alla perdizione e santità, lastricato melmoso di datteri marci, sentiero zuccherino in fermentazione.

Acido.

Ogni singola giuntura, ogni enorme bullone dello scheletro metallico della stazione era stato oliato con sangue e violenza. Vetrate altissime, giochi di specchi e  scene della bibbia, uomini anziani e città in fiamme, colori che coloravano se stessi e la notte senza luna di Maldonian. La città schiaccia i suoi abitanti e il tempo non aiuta. Vento fortissimo, raffiche di Dio. Le ante delle finestre sbattevano durissime, suoni violenti e urla dalla zona del porto, qui però solo sospiri di uomini di fretta. Il fischio del capostazione, treni  in arrivo, umanità che si accalca lungo i binari. Linea gialla, sigarette accese e bagnate, insegne elettriche, vetrine e televisori. Mario sentiva girargli la testa.

Di corsa aveva percorso  la strada che dalla barberia di Tzozius ( e ambulatorio oculistico ovviamente) andava diretta alla stazione, non prima di aver attraversato però la zona vecchia, quartiere di “mezzo” e  percorso obbligatorio per chi come lui, era di fretta. Dove stava andando? E perché soprattutto voleva arrivarvi? Un treno per tornare a casa? Certo, perché sennò?!

Le sue scarpe calpestavano sampietrini, la sensazione era di ubriachezza, più volte era caduto carponi per terra, aveva le ginocchia sporche di fango. L’ombrello che gli era stato prestato da Tzozius era volato via pochi istanti prima, l’aveva visto alzarsi in cielo, si era protetto il viso con una mano ma la luce bianchissima e la pioggia l’avevano accecato. Sopra le fronde degli alberi, tra le nuvole in delirio un vecchio ombrello ungherese aveva preso il volo. Era sicuro di sentirsi addosso lo sguardo di mille occhi, occhi stanchi e indagatori. Sedie di paglia erano state abbandonate lungo la strada, era costretto ad ogni passo ad evitare pozzanghere, spazzatura e oggetti dimenticati. Era sicuro di aver letto, durante la sua folle corsa da insetto elettrico una targa, sotto una palazzone con le sbarre alle finestre. All’inizio aveva pensato ad un carcere, poi però quella targa, “Legione Straniera.”Ancora quell’odore di pizza alla cipolla. Forse se l’era sognato, ora non poteva esserne sicuro, stavano accadendo cose veramente  strane ultimamente.

Si mise a ridere di gusto, come un pazzo, correndo sotto la pioggia. Aveva alzato le mani al cielo Mario, l’esule inconscio, aveva levato le mani al cielo e rideva disperato in segno di sfida. Correndo perse il fiato, ridendo e piangendo nello stesso istante, si mise le mani sulle ginocchia piegato per riprendere fiato. La pioggia era insistente ed era impossibile sfuggirgli. Ripararsi ora era inutile. Girò la testa di lato. Una vetrata grigia. Un palazzo austero e vuoto.

Finestre chiuse. Isolato.

Museo d’Arte Moderna Maldoniano –A1 (MAMMA1).

Retrospettiva su Vladimir Velickovic. Poster bagnati attaccati con lo scotch alla vetrata. Notò che c’era della condensa, come se qualcuno vi respirasse dietro. Le luci erano spente ma nell’oscurità museale vide muoversi qualcosa. Come delle ombre, presenze che salivano le scale della hall dirette al piano superiore. Vide una donna nuda sbattuta alla vetrata dell’entrata, seni circolari e piatti, i suoi sospiri appannavano il vetro. Dietro di lei un uomo che la possedeva. Corse, corse senza sosta Mario, sentì pulsargli i testicoli,    “Martino di Tours, condividere il mantello, la cappella…” corse fino all’entrata della stazione. Zingari stavano puntando dei soldi su un combattimento di gatti, in cerchio urlavano ed imprecavano. L’oro dei loro denti rifletteva le luci al neon. Vide un ologramma. Un  uomo in pigiama, androgino, omosessuale, che stringeva al petto un peluche. Era disteso rannicchiato nel suo letto ed accanto a lui dei funzionari. Uomini invecchiati nella burocrazia e donne bellissime, vestite di pelle nera. Stava rilasciando un proclama.

“ … pertanto chiunque venga trovato in possesso di una Bibbia Gheel, di Commentari Scissionisti o del Kojiki Teslano, conosciuto anche come il “ Libro delle memorie antiche” verrà posto in stato di fermo . In questo periodo post-Fase è di vitale importanza che ogni cittadino di Maldonian contribuisca  alla riorganizzazione dei Settori come stabilito dalla normativa A.D.M. 424  e come espressamente richiesto dal Comitato di Stabilizzazione. Vi ricordo che è proibito vendere sogni, organizzarsi in gruppi non riconosciuti, eleggere un proprio  Amministratore Condominiale e bla bla bla”….. Mario rimase impietrito.

L’immagine vibrò per un istante per riprendere poi dall’inizio.

Una zingara afferrò il braccio del ragazzo.

–  Vuoi fare del sesso ragazzo? Eh, guardami ho ancora tutti i denti, vuoi scopare?

Gli mise una mano nei pantaloni, stringendo forte il suo sesso.

-Dai forza, dammelo, fammi la carità (condividere il mantello, santità, pazzia…)

– Andiamo lì dietro, non facciamoci vedere  dai Kimb!

– Da cosa?

– Cazzo dai Kimber04, ma da dove vieni? Sei uno dei “nuovi”? Lo spintonò forte allontanandolo.

– E’ nuovo, è nuovo- urlò la zingara, occhi indiscreti lo fissarono. Un uomo lanciò un pezzo di carne di gatto arrosto ai piedi di Mario, fissandolo con aria di sfida, un cartoccio unto nelle mani

– Vattene da qui idiota, che credi di combinare?

– Ma che volete?! Andate affanculo!

– Venga con noi

Mario si sentì afferrare al braccio, due  uomini l’avevano circondato. Un androide bellissimo gli aprì con violenza la bocca e gli controllò la dentatura .

-Si, è nuovo. Lo fissarono. Senza parlare lo sbatterono dentro una vettura a gravitazione oscillante. Questa si alzò in volo passando sopra la gente  incurante delle normali norme di sicurezza. Il naso e gli occhi degli zingari incominciarono a sanguinare.

Mario vide attraverso i finestrini bagnati la lunga fila agli sportelli, gente in attesa di comprare un biglietto. Ma per dove? L’uomo dietro il vetro aveva una faccia distaccata e stanca. Si fecero sempre più piccoli fino a sparire. Non era riuscito a prendere il treno.

“Sai dove ti trovi, ragazzo?”

“Vi ho detto che non capisco un cazzo di quello che dite, che lingua è?Yiddish?”

“Prova tu, Kimber08, se continua così lo rimandiamo indietro: questo secondo me non riesce nemmeno a dormire, figurati sognare”.

“Dopo il disastro di quattro anni fa non possiamo permettercelo, lo sai, AltoPrete34”

“Sì lo so, lo so, ma figurati se…”

(continua)

One comment

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