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Prova Attoriale per un Telefono Maldoniano

25 dicembre 2012

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Un uomo stava seduto davanti ad un vecchio libro, consunto. Il libro invece non era poi così vecchio. Una sedia di vimini in mezzo ad una stanza spoglia, poche cose, un’esistenza desolata, le mura scrostate, frammenti di intonaco sul pavimento , fogli di appunti sconnessi e deliranti. Scarafaggi lasciavano uova tra la polvere e  la sporcizia. Il trench cachi era macchiato di grasso e di sangue. Bogie rimaneva, nonostante tutto, un uomo molto interessante, con del carisma. Le mani serrate stringevano il bordo della sedia, lui a gambe larghe e con la schiena dritta fissava un punto poco più avanti, sulla scrivania, dietro al libro. Un rumore lieve alle sue spalle gli fece perdere un attimo l’attenzione, cosa stesse pensando però è difficile dirlo. L’impresario si alzò aiutandosi con le mani sulle ginocchia, si aggiustò il cappotto con dei colpi secchi e alzò il colletto. Cercò il pacchetto di camel morbide dentro un taschino, ne estrasse una e se l’accese con dei cerini. Inspirò. Nuvole di fumo scaturirono dalle narici, Bogie era un drago oltre ad essere un santo. Molti a Maldonian erano santi, pochi però sopportavano quella condanna.

– Ancora fisso sull’idea di aprire un cinematografo Bogie?

– No, non ci stavo pensando,ora.

– Pensare troppo non ti aiuta

– Già, forse- rispose sorridendo  l’uomo dalla grande corporatura

Ci fu una pausa, un attimo di silenzio, poi l’ungherese entrò nella stanza, portando  con se un vassoio in legno e una caraffa metallica, due bicchieri in vetro sporchi, sensuali. L’odore di tè e cardamomo riempirono l’aria, echi di un Marocco lontano e onirico.  Bogie si mise seduto in terra, gambe incrociate con il fumo della sigaretta che gli irritava gli occhi, William Burroughs a Tangeri, soltanto che lui non era un poeta beat e Tzozius non era berbero.

– Allora, come lo chiamerai?

– Cosa?

– Il cinematografo, come lo chiamerai?

– Nuovo Cinema Bereschenko non mi sembra il caso vero?

– Beh direi di no, se non ti vuoi far scoprire subito, ti ucciderebbero senza processo lo sai vero?

–  Se volessero stanarmi l’avrebbero già fatto Tzozius, e questo lo sai. Hanno raso al suolo il Teatro Instabile a forza di grappoli di micro-testate all’idrogeno, dopo l’Era Sabbiosa siamo tutti severamente sorvegliati, pensi che non sappiano che io sia qui?

– Può essere, anche se improbabile, di questo non ci giurerei, sei scomodo Bogie, i tuoi ragazzi hanno fatto un bel casino…

L’oculista ungherese fissò negli occhi l’uomo davanti a se, forse per leggergli tra le rughe della fronte, lui che era considerato un vecchio dagli strani poteri. L’impresario rimase in silenzio sorseggiando il tè, ma un sinistro sentimento di tristezza gli fece storcere il labbro superiore. Questo non passò inosservato a Tzozius ma preferì evitare l’argomento per ora.

Due uomini stavano sorseggiando del tè aromatico all’interno di una antica drogheria,barberia e ambulatorio oculistico, unico esercizio in quella via stato, poco vicino a Houdinìstrasse. Il silenzio della Città non preannunciava niente di buono, dopo gli eventi di 4 anni fa ogni giorno le strade di Maldonian erano pattugliate da droidi Echidnoidi adibiti allo stanare sovversivi e al rastrellamento, sotto gli ordini di sensuali Kimber04. Il fatto che il rumore del calpestio di stivali in pelle e l’elettrico fruscio di zampe metalliche non riempisse i vicoli faceva pensare che stesse per accadere qualcosa fuori dall’ordinario.

– Come sta il ragazzo?

– Dorme,sembra in coma, sono tre giorni ormai che lo abbiamo prelevato. Non mangia, ogni tanto si rigira nel letto, mugola, ieri era in una pozza di sudore, l’ho dovuto asciugare e cambiare più volte, credo che sogni.

Bogie rimase con il bicchiere appoggiato alle labbra, fissando le macchie scure che la bevanda stava incominciando a lasciare nei bordi interni, un liquido verde scuro e profondo come la follia lo stava ipnotizzando, sensazioni di perdizione gli fecero tremare la mano. Alzò lo guardo e con la voce rotta dall’emozione rivolse la parola al barbiere

– Come sta sognando?

– Credo di si Bogie, ho provato a fermarlo ma è inutile, se continua siamo nella merda

– Siamo nella merda si, cazzo, così siamo un faro nella notte, stanno scandagliando tutti i Settori, rischiamo di sputtanarci, uccidiamolo.

– Vuoi uccidere Mario? Veramente?

– No beh, no… non lo voglio uccidere, ma deve proprio sognare a casa tua?

Scoppiarono a ridere, ma il nervosismo era palpabile.

-Porcaputtana, mannaggia al culo Tzozius, se continua saranno qui prima di domani, hai visto cosa hanno fatto alla famiglia del capo condomino? I Serghetti? Te li ricordi? Li hanno prima torturati e poi li hanno aperti come gatti sventrati, dicono che le urla di quei poveracci rimbombassero per tutta Maldonian. Hanno delle gabbie con scarafaggi, piene zeppe, quando aprono quei poveri cristi poi li riempiono di insetti, gli mordono le budella e quelli sono vivi, sono vivi perlamadonna e sentono tutto. No Tzozius, non voglio fare la stessa fine, fammi andare di là…

– Per fare cosa?

– Per svegliarlo direi

– Pensi che io non ci abbia già provato? Disse in tono pacato e quasi rassegnato il vecchio ungherese

– E allora facciamoci sparare nelle chiappe, che cosa devo dirti, tanto oramai tutta Maldonian sta andando a farsi fottere

– Avete dell’acqua? I due uomini rimasero bloccati, con le loro tazze di tè in mano ed i loro propositi di omicidio sospesi tra discorsi folli

– Ho sete, mi manca il respiro, credo di avere la febbre

L’impresario si alzò di scatto, si fece avanti e prese il ragazzo per le spalle, rispetto a lui era un gigante, un cinico Humphrey Bogart dall’aspetto trasandato e carismatico. Puzzava di sigarette e di sudore. Mario fu scosso come una marionetta, un giovane tutto pelle ed ossa che calzava delle polacchine color crema a mo di pantofole, il tallone che schiacciava la parte posteriore delle scarpe, capelli arruffati e sudati.

– Ragazzo mio come stai? Stavamo incominciando a preoccuparci. Come va vecchia canaglia? Stai bene? Hai sete. Dillo al vecchio Bogie

–  Ho sete si, grazie

– Vieni, siediti qui, su quella sedia, Tzozius prendigli dell’acqua per favore.

Passò qualche minuto, Mario seduto con la schiena riversa sullo schienale, Bogie che lo squadrava in piedi davanti a lui come fosse un animale imbalsamato in un museo. Lo fecero bere ma non gli chiesero niente, lo fissavano e basta.

– Perché mi avete portato qua?

– Ehi Tzozius, perché l’abbiamo portato qua?, chiese sarcastico Bogie

– Senti Mario,ora magari non è il caso, ma appena ti rimetti dobbiamo raccontarti una storia, una lunga storia…

– E per favore ragazzo, facci il piacere, smetti di sognare!

(continua)

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