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Vidi la città in fiamme

26 ottobre 2014

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Potersi permettere di vomitare era un gioco da ricchi, un gioco molto costoso in termini di sensazioni, un lusso banale.

La città esplodeva di nubi, fuochi violenti di una Berlino in fiamme, bandiere Americane ovunque nella notte che precede il buio. M. camminava stringendo il bavero del suo Montgomery nero senza prestare attenzione alle facce della gente credendo, questo pensava, che avrebbe fatto meglio a guardare la strada. Boston non era mai stata così confederata e dai negozi, dalle vetrine e dai televisori Benjamin Franklin parlava alla popolazione, alle loro misere vite spiegandogli che avrebbero fatto meglio a smettere di friggere uova e imbracciare un fucile.

E’ un automa perdio, possibile che non se ne accorgano?

“E’ così che bisogna agire, è così che dobbiamo muoverci, perché ogni nave, ogni singolo gallone di chiodi, di ipocrisia, di uranio è per noi un’infamia che va lavata con il sangue” “permettetemi di darvi un consiglio, se Dio me ne concede la forza, dovete guardare in faccia la realtà, Berlino è in fiamme”

Cosa si nasconde in tutto questo? Non ne capiamo la ragione… ho bisogno di fumare…

“Non abbiamo più sogni perché abbiamo smesso di sognare, lo so io come lo sapete voi miei cari concittadini e questo…”

E questo cosa Beniamino, questo cosa?

“E questo  è, uff, lasciatemi per un attimo parlarvi a cuore aperto” Franklin allontana il copione che aveva preparato “ “lo so, quello che stiamo vivendo è un periodo difficile, grandi mutamenti avvengono” no shit man, che ipocrita…

“ l’odore di sperma che sentite nelle strade non è altro che il frutto di masturbazioni stanche “ ti sei finalmente scoperto

” ma non c’è via d’uscita, non c’è nessuna Nuova Boston dietro la porta, suicidatevi, ammazzatevi, questo è quello che vogliamo, quello che volete”

La sincerità non gli manca, mi serve un accendino…

Freedom is just another word for nothing left to lose,
Nothing don’t mean nothing honey if it ain’t free, now now.

 

Ho ancora addosso le sensazioni dell’altra notte, note che mi scivolano pesantemente in quello che siamo stati, cosa starà pensando ora?

O. estrae dalla tasca del tabacco Golden Virginia e lo fissa mentre prepara la sigaretta, dalle cuffie, in ogni angolo del suo cranio scivolano parole di dolci addii e abbandoni

And feeling good was easy, Lord, when he sang the blues,
You know feeling good was good enough for me,
Good enough for me and my Bobby McGee.

 

Cristo, dove l’avrò messo? Eccolo… devo fumare

Uno sbuffo di tabacco avvolge O. nel suo Montgomery violentando quella semplice ingenuità che avrebbe voluto perdere, se ne avesse avuto il coraggio. Era solo ora.

-Cosa pensi? Perché stai fermo alla finestra, vieni.

– Tra poco, hai visto la città?

– No cos’ha?

– E’ in fiamme tesoro, brucia dalle fognature

– Perché parli sempre di queste cose?

– Non lo so..

– Vieni qua O. parlami di te?

Lui si gira e la fissa, nudo come era nuda lei

– Parlarti di cosa? non ho mai parlato molto

– Non parli molto di te… Lo interrompe subito S. sperando di farlo ridere, provocandolo senza vergogna.

– Perché ti fai chiamare O.? Qual è il tuo vero nome?

– Ti ho vista piangere ieri notte

– Dormivo, come potevi? Come potevo piangere?

– Non mi stai rispondendo

Lei si gira e si scopre il seno, non l’ha fatto apposta ma lui lo nota

– Mi guardi? Ti piaccio?

– Dovremmo smettere di fumare

– E allora perché fumi?

– Perché mi fa male tesoro, capisci?

– Mi manchi O., mi manchi tremendamente

Pochi passi, ora si era calmato, anche se piano piano gocce di pioggia incominciavano a cadere. Sbrigarsi aveva poco senso, dopotutto oramai si era incamminato, era uscito, l’unica cosa la sigaretta, peccato, avrebbe voluta fumarla tutta, fino al filtro, peccato davvero. Lo fermano, se lo aspettava,spiacevole inconveniente.

I mastini non abbaiano ma sbavano all’odore del tabacco e della notte, li tengono al guinzaglio ma i muscoli fremono, I. ne sente la rabbia omicida.

– Ti stavamo cercando I.

– Si? Eccomi, puf! Fa un gesto teatrale con la mano

– Non fare dell’umorismo, non ci piace! Esclama l’anoressica con il vestito floreale di stracci e la gonna lunga, il portoricano le lancia un’occhiataccia, probabilmente le vende la roba, vorrebbe scoparsela anche se lei è in punto di morte.

– Hai i denti marci honey, dovresti smettere

– Fottiti I. ringhia lei, i cani no, loro non si fanno, loro vogliono solo sbranarlo.

– Tienili lontani, mi stanno innervosendo

Gli lanciano un giornale arrotolato tenuto da un elastico

– Aprilo!

– Lascia perdere

– Ho detto aprilo, ci sei tu, ancora, è il giornale di domani.

– Ti ho già detto, non ho tempo per queste cose

Da quando S. aveva incominciato ad essere pubblicato nel futuro la sua vita aveva preso una brutta piega.

– Mi piacciono le tue mani, il tuo smalto rosso

– A me no, non mi piace il mio corpo. Lui la fissa ancora confuso. Ti fa male la testa? Si, ho queste emicranie che mi fanno impazzire, stringimi. I. si alza dal letto e si avvicina alla libreria.

– Li hai letti tutti?

– Perché non mi abbracci?

– Sei in ogni pagina che non ho letto S., sei in ogni legge del Deuteronomio

– C’è un’unica legge I., la seconda..

Lui la guarda impressionato, vorrebbe non dover portare tutto quel peso.

Un giorno aveva scoperto che notizie riguardanti lui, che lo coinvolgevano venivano pubblicate nel giornale del giorno dopo, senza ovviamente averne il controllo. All’inizio aveva pensato ad un caso di omonimia ma poi le foto, quelle lo inchiodavano.

– Dacci quello che vogliamo S.

– Informazioni? Non ne ho, non ne ho mai avute, ve l’ho già detto. Le mani nelle tasche, lo sguardo dritto nei loro occhi

– E allora cosa mi dici di quella volta dell’incendio all’ospedale? Ne vogliamo parlare? Sputa veleno l’uomo in sedia a rotelle.

– E’ stato un caso idioti, non vi vuole entrare in testa vero? I mastini si fanno pressanti, il portoricano allenta leggermente la presa

– Non ti conviene insultarci S., come facevi a saperlo? dacci le informazioni, dacci quello che vogliamo altrimenti…

– Stai morendo, vergognati. Lei rimane impietrita, “la mia povera Janis Joplin…” Forse non dovevo ferirla, non che se lo meritasse.

– Fanculo S., mandagli i cani cazzo, fallo sbranare perlamadonna!

– Abbiamo bisogno di soldi! esclama l’handicappato dimenandosi come un bambino bizzoso

Aveva parlato una volta di troppo E. ubriaco in quel bar, aveva pensato che uno sconosciuto avrebbe preso le sue rivelazioni come vaneggiamenti di un alcolizzato ed invece, le storie erano girate di bocca in bocca fino ad arrivare a quei tre.

– Cosa dice il giornale, sentiamo un po’.

– Niente E. niente, questa volta c’è solo la tua foto, che cosa vuol dire?

– Ah, io non lo so, mi stavo fumando una sigaretta

– Ti faccio sbranare merdoso, giuro che ti faccio sbranare dai cani. C’è qualcosa di grosso in ballo, perchè stavolta è diverso, perché c’è solo la tua foto? Chi è quella donna accanto a te? E’ come quando è scoppiata la bomba, l’incendio all’ospedale?Gli armadietti avevano le vetrine sfondate E., cazzo, ci abbiamo fatto un sacco di soldi!

–  “Chi è quella donna accanto a te? “

 

 —

– Vedi S., gli incensi vanno sempre messi dispari, sai i cinesi…ti fa ridere?

– No S. perché dovrebbe, parlamene ancora

– Beh, devi fare questo movimento, vedi, tre volte, avanti e indietro, è un modo  per consacrare la casa, sono ossessionati dai numeri…

– S, ti arrabbi se ti dicessi che non voglio vivere con te? Non ora.

S. la guarda con le mani strette alla sue, gli incensi ancora accesi tra le loro dita

– No, è normale

– Ti amo S, lo capisci?

– Ti amo anche io S.

S. si abbassa e raccoglie il giornale, le pagine piangono l’inchiostro ora bagnate. Era vero, c’era la sua foto in prima pagina e si, c’era una donna, S.

– Hum, sembrerebbe che abbiate ragione, ci sono, ci siamo.

– Forza, smettila di giocare, che succede domani?

–  Domani? Non lo so cosa succederà “ domani…”

Il Bus inizia a sbandare, l’anziana urla di paura quando l’autista si stringe una mano al petto e rantola, la bava alla bocca. Basta un attimo per sentirsi soli, un solo secondo per concludere una vita, a volte più di una. Il mezzo esce dalla corsia e travolge i tre nel marciapiede schiantandosi nella vetrina del liquor store uccidendo persino il commesso di Back Bay.

S. non crede nella predestinazione ma forse qualcosa come il Karma questa volta l’ha graziato. Urla e un odore acido di frizione e benzina esplodono nell’aria di Boston, Berlino è in fiamme di nuovo. Due pattuglie della polizia hanno le portiere aperte e i cadaveri degli strozzini improvvisati vengono portati fuori dai rottami del mezzo, santi drogati martoriati dalle schegge della vetrina e dal metallo elettrico del bus.

Una donna si avvicina piangendo.

– Cristo che è successo?

– Stavo per morire S.

Un flash li immortala in una foto, una foto che uscirà domani.

One comment

  1. […] Rubabum embrionale di società metastatizzante « Vidi la città in fiamme […]



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