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Voce del verbo

16 maggio 2015

dada

Dio che mastica tabacco,
suggerisce sempre gli stessi sogni
dai colori opachi,
siciliani a tratti;

internamente è una digestione
lenta,
come un esercito che attraversa l’Italia,
la notte del tuo ritorno;

questo è,

con il tuo passo
dentro il fegato
impronta indie
che non è musica ma bacio;

e non importa,

se negli occhi di tutte le donne
ci sono bambine
che dicono di chiamarsi A:

siamo ciechi,
nel loro mondo.

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