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Ti amo, grazie.

8 luglio 2015

Alla fine era accaduto, era subentrata la stanchezza, forse la vita vera, gli aveva detto lei un giorno.

Come era stato possibile cadere così in basso, no meglio, accettare così meschinamente la logica del ti amo grazie? Perché glielo aveva detto, era stata capace di ricambiare il suo amore con una risposta di cortesia, di ordinanza. Era accaduto ieri, dopo la cena, stavano lavando i piatti insieme, lei li immergeva in chili di sapone e lui li asciugava, niente lasciava presagire un “grazie” allo stomaco, detto senza neanche pensare che se non sei allenato fa male, ci vogliono mesi di corda psicologica, lunghe sessioni di allenamento nella palestra della paraculaggine, devi essere una merda insomma per fregartene.

Che poi stavano ascoltando Lucio Dalla, lei era li a pensare ai fatti suoi e G. sente qualcosa di strano, allora come si fa spesso ci si confonde, ci si getta nella verve emotiva. Anna vuole andare in città con Marco e G. se ne esce con un : “ti amo” detto con leggerezza a B., troppa fretta e zack, grazie!

Ora non per essere polemici ma G. ci stava ancora pensando. Ci stava rimuginando in camera mentre leggeva un libro sulla vita di Mao Tse Tung, uno di quei saggi che non si sa per quale motivo si sente l’esigenza di leggere. Sto divagando. G. entra in cucina mentre lei fuma una sigaretta seduta al tavolo. “Mica ci pensa la stronza!”

-senti B. com’era la storia del grazie?

-quale storia? Fa lei un po’ annoiata

-dai ieri, quando ti ho detto…

– cosa?

– Lascia perdere

La conversazione stava prendendo una piega grottesca.

Secondo giorno, G. e’ immerso ancora nelle strade di Beijing, i contadini vanno educati. Lei sta scegliendo il vestito per il giorno dopo, fa la segretaria in una azienda di saponi esotici.

-Ci sto ancora pensando sai..

-A cosa?

-Al fatto che mi hai detto grazie.

-Ancora con questa storia? E quando te l’avrei detto? Ma poi che c’è di male se uno ti dice grazie?

-Niente, se non fosse la risposta ad un “ti amo”.

-Ti amo anche io G.

Silenzio, G. la fissa mentre lei di spalle praticamente è dentro l’armadio, cercando qualcosa che neanche Cristo sa.

Mattina. G. prepara la valigia, molta della sua roba rimarrà nell’armadio, non ci pensa minimamente a portarsi dietro tutto quel peso. B. entra in camera con una tazza di caffè caldo, rimane indecisa sullo stipite della porta.

-Che stai facendo?

-Me ne vado.

-Come te ne vai, perché?

-Voglio scoprire dove hanno seppellito il grande padre della Cina

-Ma che stai dicendo G.?

-Niente, fai finta che non ho detto niente.

-Davvero ma che cos’è questa storia? Dove te ne vai?

-Cina.

-Fottiti G, mi sto innervosendo.

-Ah…

-Ah cosa? Sei matto?

G. chiude la zip della valigia, se la carica a spalla.

-G., fermati, fammi capire, cosa sta succedendo? Ho fatto qualcosa che non va? Dai fermati, ti amo G.

-Grazie.

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