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Snæland

1 settembre 2015

Snæland

I due emersero da quello che sembrava un lago di fango, dentro una specie di cavità, respirando faticosamente, storditi ma lucidi. Luce filtrava dal lago.

Cosa ricordi?
Ero…credo, in Islanda. Tu?
Anche io, sicuramente. Non so altro. Non ti conosco.
No, non mi pare.
Dove siamo? Io, insomma, ricordo solo la salita.
È vero. Una lunghissima e monotona discesa.
Una discesa?
Fa lo stesso, amico.
Noi non siamo amici.

Ricordi Giorgio, a scuola? Aveva un bello stile di scrittura.
Noi non eravamo a scuola assieme.
Già, fa lo stesso. Il suo stile mi piaceva.
Non come il tuo.
No, non come il mio.

E quel “di simpatie fasciste ma devoto ad Andreotti”, lo ricordi?
Mi pare di aver letto qualcosa, da qualche parte.
Già, anche a me. Ma non ricordo il nome.
La montagna te lo dirà.
Me lo ha già detto, ma non ricordo più.

Eppure credo di amarla. Almeno, prima di finire qui, la amavo.
So di cosa parli. Era in Islanda con te?
Se io c’ero, c’era anche lei.
Io sono sempre stato da solo, invece. Completamente solo.
Chissà come dev’essere.
La solitudine?
No. Lei, adesso.
Chissà come dev’essere.

Conosci la differenze tra un ariete e un montone?
No, ma saprei distinguerli.
E come?
Parlandogli.

Ho avuto una visione, a Búðir.
La chiesa nera? C’era davvero.
No, parlavo d’altro. Parlavo da solo. Di mia nonna, di una tigre di peluche.
Andavi verso la montagna?
Andavo verso la montagna.
C’era vento quel giorno.
C’eri anche tu?
No.

Ísafjörður non è una città cosmopolita. Non è una città.
Non so di cosa tu stia parlando.
Ísafjörður è un villaggio, ma cosa scrivono le guide?
Sei lì, adesso?
Lo sono stato, forse ieri. Ho visto il sole.
E un aereo.
E un aereo.

A Þingvellir qualcuno ha disegnato un elefante con la proboscide a forma di uccello, nel bagno degli uomini, dentro il centro informazioni. Un bel disegno, fatto molto bene.
Non sono stato io.
Lo so, non mi sembri il tipo.
Io disegno volti di uomini anglosassoni, con la barba.
Ho visto anche quello, poco sopra l’elefante. Bel disegno anche quello.
Grazie.

Ho finito ieri il mio ultimo libro, prima di finire qui. Gallinari.
Il giocatore?
No, il brigatista.
Ti è piaciuto?
Non troppo.
Io non leggo molto, non riesco, le parole diventano altre parole dopo averle lette, dopo averle anche solo avvicinate.
Devi solo concentrarti.

Hai idea del perché siamo qui?
Sì. Tu?
Anche io, una vaga idea.
Le idee vaghe sono le migliori.
Hai ragione, amico.
Noi non siamo amici.

One comment

  1. Le idee vaghe sono le migliori….le “parole vaghe” sono fuorvianti, le idee vaghe invece hanno una forza tutta loro.



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