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Avevo occhi nel duemilaquattordici (di Matteo Zola)

18 ottobre 2015

london

Avevo occhi nel duemilaquattordici

e mosche a due pound al cartone,

l’orina delle fanciulle

sul muro bianco della City

dove ho visto la morte a una colazione di lavoro

raccogliere applausi e rose al London Exchange

dimenticando d’un tratto

tutti nomi degli annegati.

Avevo

cimiteri dentro al café rouge

dove Afrodite serve ai tavoli margherite take away

e altri cristalli.

Avevo

piogge ballerine tra i grattacieli

e sabbia millenaria tra i baci

di adolescenti fluorescenti

addormentate nella metro degli sguardi bacati

ammazzati di biondo.

Avevo due occhi nel duemilaquattordici

e rose fuggenti sulle lame,

serbatoi d’acqua marcia

e pietre focaie lungo Creffield Road,

avevo

un profumo di tempesta nei polmoni

e amuleti ubriachi del discount

nel duemilaquattordici,

e un Icaro di carta nel petto

pulsante d’ali

poi arse.

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