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Il seme dell’uomo

24 marzo 2016

 

Per la rassegna cinema Telesiano la Villa oggi propone il film di Marco Ferreri, datato 1969.

Futuro prossimo: il mondo è decimato da un’epidemia. Cino e Dora si rifugiano in una casa al mare: lui vuole un figlio, lei no.

Il male di vivere intimo di Dillinger è Morto esplode all’esterno, si propaga per il mondo e costringe la coppia di sopravvissuti in un giardino dell’Eden dove, volenti o nolenti, replicano i peccati umani e biblici. Allucinato e simbolico, Ferreri indugia sui paesaggi deserti immolati in un bianco da apocalittica tabula rasa, sui simulacri della società consumistica (la Pepsi Cola gigante) e della civiltà moderna in rovina (Roma e il Papa morenti, “Va pensiero” che spira sulle città in fiamme); amplifica e deforma i rumori di fondo, apre con delle angoscianti fotostatiche di volti doloranti e chiude, beffardo se non stizzito, con un’esplosione che la dice lunga sul suo pessimismo.

L’Adamo di turno è l’ottuso archivista del sapere umano, l’omologato esecutore dei dettami dello Stato (il cui rappresentante è coadiuvato da una sacerdotessa androgina), il folle pretendente all’onnipotenza che esulta per la carcassa della balena Moby Dick e per il seme dell’uomo che è germogliato, mentre studia, avido, le componenti della bomba atomica. Eva è invece restia a procreare, forse conscia che il seme dell’uomo è anche quello della distruzione: è la figura con cui Ferreri pare simpatizzare di più, salvo poi farle balenare negli occhi il seme della violenza più sadica, quando uccide il cinghiale e gode del “cannibalismo” del compagno, o rivelarne la frigidità, nel momento in cui scopre quest’ultimo ad amoreggiare con una statua di sabbia, in una sorta di culto pagano contro Dio.

C’è una terza figura, la tentatrice che s’infila nel talamo per rubare lo sperma e il ruolo dell’eletta: “Caino e Abele” al femminile, le contendenti si fronteggeranno a bastonate. Compare anche Ferreri: essere morto adagiato su una sedia a sdraio, osservato dai suoi attori muti. Adamo diventa il suo alter-ego, perché il seme dell’uomo è anche la creazione artistica, ha le stesse pretese velleitarie e, a volte, non si accorge di vivere in un cimitero di pupazz

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