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L’insonne malinconico

2 ottobre 2016

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di Moises Di Sante

Alcune cose vanno tenute bene a mente quando si parla di Maldonian. La città ha vie stato, le strade sono infestate da echidne e la gente mangia cartocci di occhi di gatto. Come lo so? Beh, ci ho vissuto. Ma andiamo con ordine. Lì la gente è pazza, di una pazzia tale che rasenta la santità. Ovviamente la vostra prima immagine mentale a queste parole potrebbe attingere, nel suo formarsi informe tra dolci turbini elettrici, potrebbe attingere dicevo a piccoli ricordi universitari. Un libro di Ginsberg letto ad una matricola del terzo anno dagli occhi vibranti, un bicchiere di vino in mano e la bicicletta sotto casa. Una di quelle ragazze che profumano di fiori e tabacco, quelle che portano una gonna leggera color marrone per intenderci, ne avrete conosciute credo. In molti dei casi piccole tette, ma non sempre, non è proprio una regola. Penserete alla dinamo stellare, a hipstertestad’angelo e alla follia del martirio. Diciamo che ci siete andati vicino, la poetica c’entra qualcosa ovviamente ma a Maldonian c’è più cattiveria, c’è proprio nervosismo. Io vivevo alla periferia del quarto settore, una zona non prettamente vicino al centro, ha il suo fascino per carità, negozietti d’ebrei, barbieri greco-slavi, palazzi post-sovietici ed il porto. Maldonian non è bagnata dal mare, ha solo un fiume, il mellifluo Macilento, una discarica maleodorante che scava nelle profondità delle sezioni. Il porto è proprio questo, banchine sul fiume che alla mattina vengono inondate dal richiamo dei minareti. Tatuatori senza occhi incidono la pelle con la loro china per pochi soldi ad avventori ed ubriachi; il costo è irrisorio ma ripeto, per il lavoro che fanno direi che la vista sia uno dei requisiti primari, ma questa è Maldonian. Dimenticavo, dalle mie parti c’è un piccolo teatro, il Bereshenko, andrebbe raso al suolo, ma non dipende da me.

Come ogni altra persona della zona vivevo in un palazzo anni 50 facente parte di un complesso popolare, se non ci siete mai stati, e probabilmente è così perché solo se richiamati riuscireste ad entrare, immaginatevi l’Italia dei vostri padri, in qualche piccola città balneare, di quelle che vivono solo d’estate, poi televisori, finestre aperte e gelati mangiati in terrazza. Ma c’è molta nostalgia, una tristezza latente, la lentezza dell’abbandono. Fino alla prossima estate ovviamente, il che si traduce in rivoluzioni e sommosse, a Maldonian, la città. Mi ripeto spesso quando dico città, ma non dimenticate che di vie stato, di settori e di mondi a parte stiamo parlano, perché questo è, la realtà che non dovrebbe esistere. Magari stai tornando in macchina a casa guidando nervosamente la tua due cavalli, rossa con il tettino nero, magari cerchi rimasugli di tabacco nel vano sotto il cruscotto e improvvisamente ti trovi chissà dove, strada sconnessa, luogo non cercato, perso di fronte ad un cartello con su scritto Ben_enuti a Ma_donian. È cosi che ci si arriva, siete pazzi Cristo, fatevene una ragione. Io P. (P starebbe per Pierpaolo Artemide Longanesi, insomma P.) non ero propriamente pazzo, ero cattivo, anche qui sta la follia della santità, uccidevo animali in un mattatoio. Non me ne fregava un beneamato cavolo che soffrissero, mi sporcavo di sangue e poi tornavo a casa, televisione fino a notte tarda. Qui stava la mia cattiveria, sprecare la vita. Quando fui “richiamato” stavo pensando al suicidio, ma poi, sapete, tra una testa di capretto spaccata a metà e pubblicità di materassi alle 3 di notte avevo poco tempo per organizzare il tutto, non è che sia una cosa facilissima, ci vuole impegno.

Tipo.

M’ammazzo d’emblee! No, uscita di scena poco plateale, mi serviva qualcosa di più pirotecnico. Mi lancio a volo d’angelo da Pont Neuf, perché mi piacque il film, quello di Leo Carax, ma poi mi sembrava strano, forzato, prendere il treno fino Parigi, neanche lo parlo il francese, troppo forzato. Di veleni non se ne parla, vomiti, soffri, e se poi non muori? Ti sei giocato lo stomaco, non mangi più niente, diventi anoressico, ginocchia magre di tossico. Volevo sparire nel nulla, non diventare un invalido. E nel nulla sono sparito! Fui richiamato a Maldonian.

Un lavoro l’avevo trovato, dopo un primo periodo per stabilizzarmi. Non è così semplice sfuggire ai droidi, i Kimber, ve ne ho parlato? Sexy fino alla morte nelle loro tute di latex, violenza cibernetica. Alla fine non ero un clandestino, questo era sicuro, ero solo piombato nella citta’, ma non si può girare per i settori come se fosse niente, sperando di passarla liscia.

Un amico mi aveva offerto un lavoro utile, come diceva lui “dai che alla fine ti piacerà, si tratta di vendere sigarette al mercato nero, non devi fare niente, aspetti che ti si avvicinino e tu gli offri l’unica marca che abbiamo qui, le Churchill, si fuma solo questa merda”.

Ad essere proprio sinceri si conoscono persone veramente interessanti al mercato nero, gente di ogni tipo, anche Esadattili se sei fortunato. Chi sono? Gente strana, i più vecchi di Maldonian,  sei dita per intenderci. Sembrerebbe che passato molto, ma molto tempo nella città, se sopravvivi sia chiaro, se riesci a sublimare la follia, ti nasca un dito in più. Nella mano, nei piedi, non sempre nello stesso posto. È come un marchio, due pollici e sei un Mat, un Matusalemme. Un antico di Maldonian, gente che ha passato le ere. Per me è una leggenda, ma un deforme l’ho visto, una volta.

La notte però non dormivo, ed ora arriviamo al punto, le notti le passavo insonne, pensando al mio vecchio lavoro, ai capretti aperti, ai quarti di manzo appesi, al sangue, ai materassi. Cacchio quelli si che mi mancavano. Le pubblicità alle tre di notte. Nella città non c’era niente di tutto questo. Ero malinconico, un insonne malinconico. Un giorno decisi di scappare “non si può uscire dalla città – mi dissero- nessuno c’è mai riuscito, dove credi di andare, per dove credi di passare?”. Io una risposta non ce l’avevo, ma di sicuro una mezza idea dove iniziare mi era chiara. Dal cartello di benvenuto, e da li sono partito. Ora tu hai in mano il mio diario, che altro non è che un foglio scritto, perché quando mi sono incamminato mai avrei pensato che mi sarei perso nel buio del nulla, ho trovato un foglio e una penna nello zaino e ho scritto queste quattro righe. Ma la carta finisce, come le speranze. Dopo il cartello il silenzio, il vuoto della perdizione. Non so neanche se sarò in grado di tornare veramente indietro. Sono perso, incredibilmente perso. Il problema vero però, non so se l’hai realizzato, sei tu. Se stai leggendo questo piccolo resoconto, se sei qui è perché ti “hanno richiamato”. Benvenuto a Maldonian. Sei pazzo.

One comment

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