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Agege Motor Road

6 dicembre 2017

topfannyalx

di Moises Di Sante

La liturgia stava giungendo alla sua conclusione, il rumore del proiettore un sommesso sospiro straziante.Le enormi volte della cattedrale ricordavano il ventre scheletrico di una carcassa animale dove centinaia di piccole risonanze pregavano in silenzio. Il Duomo metropolitano di Maldonian viene schiacciato dalle vecchie palazzine del secondo settore, nella zona bombardata della città. Ha qualcosa di spettrale che ne esalta la magnificenza, la solennità della paura e l’incomprensibile riverenza della sottomissione. Edifici a quattro piani lo spingono in ogni direzione facendo di esso la manifestazione tangibile del martirio. Un bar aperto, l’odore di plastica e detersivo da pavimento. Ubriachi che urlano e si vomitano addosso, poeti da quattro soldi con quaderni nelle tasche, prostitute, violenza e televisori. I panni stesi nelle balconate sono l’irriverente provocazione della sciatteria maldoniana dove il rispetto per il sacro viene ignorato qualche metro oltre l’enorme porta principale della basilica. Alpha Conde’ la chiamano i residenti del settore, la chiesa principale, il santuario e visore di Dio. Perché di questo hanno bisogno a Maldonian, di visioni e proiezioni.

 

Durante la messa principalmente vengono proiettate immagini da film che trovano un senso solamente nell’irrequietezza dei vicari parrocchiali i quali, con ostinazione cambiano bobine al riflettore. Quello che accade però è che a volte le lampade ad incandescenza brucino la celluloide per il susseguirsi di lunghe ore di preghiera. Nessuno sa con precisione quale sia la logica nella scelta delle immagini proiettate nel grande telo sporco steso verticalmente sopra la vasca da bagno, né se complessivamente facciano parte di un corpus immaginifico che si rivelerà agli occhi dei fedeli nel momento del satori hoogste, l’illuminazione suprema. Il più delle volte solamente l’odore acre e penetrante di plastica bruciata e di circuiti elettrici accompagna i fedeli una volta a casa, Dio una sensazione mal riuscita.

 

Fanny e Alexander, questa la scelta durante le letture. Difficilmente Bergman veniva scomodato quando non era strettamente necessario, vuoi per la difficoltà nel reperire il materiale di partenza vuoi per i lunghi silenzi durante le scene, una sgradevole e imbarazzante situazione che si sovrapponeva al vuoto della celebrazione.

 

Un teatrino di burattini, un bambino con le visioni. Delle candele, un ebreo che racconta una storia. La notte di Natale, una famiglia borghese svedese. Troppi silenzi, troppe pause andavano sussurrando gli altopreti, ma la gente se ne stava ad occhi chiusi pulsando di frequenze vibranti come una stella a neutrini. E allora si era continuato fino alla fine, nel nervosismo dell’incertezza. Se qualcosa fosse andato storto si sarebbe dovuta fare un’altra mattanza, chiudere le porte e ucciderli tutti, non ora, non oggi. Un maiale veniva tenuto letargico dentro la vasca, immerso in un bagno di immagini di santini, migliaia di cartoline di eremiti, folli e martiri plastificati nella povertà da cartolibreria.  A volte veniva mangiato in sacrestia a fine celebrazione, Agege motor road, cosi’ veniva chiamata la comunione del pasto. Altre volte semplicemente scaricato nella pattumiera fuori della basilica e lasciato morire di inedia, visto che dal coma difficilmente la bestia si riprendeva.

 

Mario era passato inosservato, se la folla l’avesse riconosciuto sarebbe stato circondato, strattonato e sarebbero dovuti intervenire i Kimber per ristabilire il disordine. L’idea era di mantenere uno stato di instabilità che convergesse nel Tao, nel ciclico movimento della mente della città, devianze divergenti non erano accettate.

 

Un Altoprete si stava lavando le mani nel lavello di marmo, mangiando una radice di agave fissava una icona bizantina. Mario gli si fece vicino, coperto dal grande tabarro nero che aveva efficacemente nascosto la sua identità.

 

– Avete saltato l’ Agege stasera…

– Mario, non ti avevo visto, si, non era serata.

-Perché’? vi ho visto nervosi durante la liturgia.

L’altoprete asciugandosi le mani con uno staccio da meccanico fece un sospiro.

-C’era molta tensione, siamo stati costretti a proiettare Fanny e Alexander, ci sono troppe pause, la gente potrebbe diventare aggressiva.

-Non sanno quello che stanno vedendo, perché vi affannate così tanto?

Il vicario guardò Mario e lesse nei suoi occhi la provocazione, era stato lui stesso a dettare le regole ora contenute nel canone

– Creiamo una tradizione che si fonda sul rituale, la paura deve essere accompagnata dal gusto metallico del sangue e della follia, la sicurezza instabile dell’abbandono.

Mario accennò un lieve sorriso senza distogliere lo sguardo dal suo interlocutore.

– che scena avete scelto stasera? Intendo Bergman, quale avete proiettato?

– Quella del vecchio ebreo, il racconto…

– “Ognuno di noi porta in se stesso le speranze, le paure e i desideri, ognuno di noi grida la sua disperazione o la tiene racchiusa nell’animo suo, alcuni di noi pregano un determinato Dio, altri rivolgono le loro grida al vuoto.”

– Esattamente, quelle grida si radunano in una nube Mario, si condensano sopra Maldonian, noi siamo qui ad attendere la pioggia. Ma ci sono delle alterazioni, delle “fluttuazioni demografiche”, so che ne sei a conoscenza, siamo preoccupati.

– Non dovete, la gente che sparisce viene ritrovata.

– Ma si parla di centinaia, dieci solo questa settimana, tutte dalla periferia.

– E con questo? Ho già mandato dei tecnici agli ascensori principali, conterremo le entrate alle Bolle.

 

continua

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